Mario Martone al Museo Madre, 40 anni di carriera in un film a 360°

Venerdì 1 Giugno 2018 di Rossella Grasso
Mario Martone al Museo Madre, 40 anni di carriera in un film a 360°

Al Madre una nuova istallazione racconta i 40 anni di carriera di Mario Martone, regista napoletano entrato nella storia del cinema. Un filmato lungo 9 ore (il tempo di apertura del Museo dell'erte contemporanea) ripercorre il suo percorso artistico su 4 schermi diversi. Al centro dell'enorme scatola del cinema c'è il pubblico su sedie che girano a 360°. Ognuno ha la sua cuffia e può scegliere quale schermo guardare selezionando l'audio prescelto. Attraverso il montaggio di documenti e filmati inediti, immagini di repertorio, brani di film, riprese di spettacoli teatrali che ne documentano la poliforme attività creativa, l’esperienza artistica di Martone viene presentata secondo un ordine non cronologico ma evocativo, in cui tutti i segni che raccontano la storia del regista convivono in un rapporto orizzontale di per sé contemporaneo. Proiettato simultaneamente su quattro schermi nella sala Re_Pubblica Madre, il film-flusso rielabora musealmente tutta l'opera di Martone con scene che rimandano le une alle altre, da uno schermo all'altro. 
 


Prodotto dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, l'opera entra a far parte della collezione
permanente del museo regionale campano, basato sullo studio dei materiali conservati nell’Archivio Mario Martone e realizzato con la produzione esecutiva di PAV e con il supporto della Fondazione Campania dei Festival-Napoli
Teatro Festival Italia. Il Museo Madre, dedica così la prima retrospettiva al regista napoletano, con una mostra a cura di Gianluca Riccio, che esplora le sue azioni performative, cinema, teatro e opera lirica.

Il film ripropone la messa in scena di uno spettacolo teatrale di Martone del 1986, Ritorno ad Alphaville, ispirato all’omonimo film di Jean-Luc Godard, e di cui sono riproposti l’andamento circolare e
la visione simultanea da parte del pubblico. Il film stesso è stato montato secondo un flusso lineare che accoglie in sé sia la superficie bidimensionale dello schermo sia la spazialità tridimensionale dell’ambiente di proiezione, restituendo visivamente e sensorialmente le connessioni interne e quindi la circolarità propria dell’opera e della ricerca del regista napoletano. «Ogni mio lavoro nasce da una tabula rasa e per questo ognuno è così diverso
dall’altro - ha detto Mario Martone - Ma c’è un processo che li collega e li unifica tutti, un fluire dell’esperienza che da mia personale si fa collettiva, che in questa mostra è possibile cogliere per la prima volta nel suo insieme. Per me è molto significativo che questo accada in un museo di arte contemporanea come il Madre, perché ho sempre guardato agli artisti Fluxus (da John Cage a Joseph Beuys) come a un grande esempio di libertà e di vitalità».
 

 

Martone è attualmente impegnato nella lavorazione di un nuovo film, che sarà presentato nell’autunno del 2018 e avrà lo stesso titolo dell’opera Capri-Batterie (una lampadina gialla che idealmente prende energia da un limone) che l’artista tedesco Joseph Beuys ha realizzato con il gallerista napoletano Lucio Amelio nel 1985. Questo scenario viene evocato all’ingresso della mostra dall’immagine di un bosco e da alcuni materiali di scena che compaiono nel film. Il legame fra Martone e Amelio, a cui il Madre ha dedicato una ampia mostra antologica nel 2014, risale già alla prima performance del gruppo Falso Movimento, fondato dall’autore napoletano nel 1979, che si svolse nella factory partenopea del gallerista, un importante polo d’aggregazione per gli intellettuali e gli artisti dell’epoca. Non è un caso quindi che sia proprio il Madre a presentare ora anche la prima mostra retrospettiva dedicata al regista.

«Pur rappresentando una sintesi dell’intero percorso artistico del regista napoletano, 1977 2018. Mario Martone Museo Madre - mostra realizzata integralmente con fondi POC - ha detto Laura Valente, Presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee - è a tutti gli effetti un percorso espositivo inedito che, nel suo
allestimento museale, va ad arricchire il patrimonio della Fondazione Donnaregina. Si contribuisce, così, a ridefinire l’identità e la fruizione stessa del museo: uno spazio fisico in cui si concretizzano i principali spunti estetici che Napoli ha saputo esprimere nel dibattito sul contemporaneo dagli anni Sessanta ad oggi. La mostra, inoltre, conferma il sistema virtuoso di relazioni non solo economiche, che comprendono la collaborazione con la Fondazione Campania dei Festival e la produzione esecutiva di PAV».

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