Roma, Zingaretti si arrende: primarie per il dopo Raggi. Il centrodestra in alto mare

Mercoledì 7 Ottobre 2020 di Mario Ajello
Roma, Zingaretti si arrende: primarie per il dopo Raggi. Il centrodestra in alto mare

 Ormai sembra tramontato il progetto di avere, come candidato Pd e magari perfino in comproprietà con i 5 stelle, una figura di spicco e di respiro nazionale e internazionale da lanciare alla guida di Roma, come la Capitale meriterebbe. Nicola Zingaretti ha collezionato vari no e niente Sassoli, Gualtieri, Enrico Letta, Franco Gabrielli e nemmeno l’ex ministro Riccardi della Comunità di Sant’Egidio (Massimo Bray, numero uno della Treccani, non è stato ancora contattato anche se gira il suo nome). A sinistra ci si rassegna dunque alle primarie dei piccoli: la Cirinnà, Caudo, la Alfonsi e via così, tutti verranno votati sotto i gazebo delle primarie probabilmente il 6 dicembre e addio sogni di gloria dem. 

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Ieri Zingaretti s’è arreso: «Non imporrò scelte, decide il territorio». Come se Roma fosse un territorio come gli altri e non la Capitale. Come se la questione romana potesse essere trattata come le battaglie elettorali in qualsiasi altro municipio e insomma, parola di Nicola, «Ogni città decide per sé, il segretario del partito anche questa volta non imporrà scelte e candidature per Roma». Ha gettato la spugna Zingaretti e annuncia di fatto la corsa ai gazebo. Da una parte ha collezionato i no dei vari Sassoli, dall’altra l’interlocuzione con i 5 stelle che doveva portare al ritiro della Raggi - ma i grillini non hanno il coraggio di dire «spostati Virginia», anche se vorrebbero assai - si è presto arenata nel pantano stellato e non sembra rilanciarsi dopo che i rosso-gialli hanno vinto in molte città in questa ultimissima tornata elettorale. La linea M5S è questa: «Parliamo con il Pd, sediamoci al tavolo, ma no ad accelerazioni su Roma. La questione Campidoglio dovrà essere discussa insieme a quelle di Milano, di Napoli e di Torino». Ovvero ci risiamo. Roma? Anche per i grillini è una città come le altre. Ed è questo - su Roma decidono i locali - un errore grossolano. 
 

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CAOS SPECULARE
Ma sempre a proposito di Zingaretti, lui ieri ha fatto un’uscita che poi ha precisato. Gli hanno chiesto: Zingaretti, lei entra al governo? E lui: «In questi mesi ho onorato un doppio impegno: quello di presidente della Regione Lazio e di leader del Pd. Casomai, io avverto oggi la fatica di questo duplice ruolo». Dunque Nicola lascerebbe il Lazio per il governo? Macché, fanno sapere dal Nazareno. Gli amici più stretti confermano: «Nicola nel non muoversi mai ha la sua forza. Fin da quando era piccolo alla Fgci. Non entra al governo e non lascia la Regione. In hoc signo vinces». 
E il centrodestra? Anche lì si diceva: appena passano le Regionali, la priorità sarà Roma e chi candidare al Campidoglio. Invece, per ora, Salvini e Meloni ancora non sanno chi mettere, e sono piuttosto lontani dal trovare un nome condiviso. Esempio: Aurelio Regina, figura di spicco, imprenditore dalle tante relazioni bipartisan, manager capace e conosciuto, attualmente con la delega all’Energia per Confindustria.

A Salvini non dispiace, ma in Fratelli d’Italia sono a dir poco freddini. FdI ha gente del territorio e di partito candidabile - il capogruppo De Priamo? La parlamentare Mennuni? - ma da quelle parti qualcuno ha azzardato anche il nome, autorevole e forte, di Paolo Gentilini, il re dei biscotti, esempio romano di ottima imprenditoria. Ma non se ne farà niente anche perché, dice chi lo conosce, in passato è stato più d’orientamento centrosinistra che centrodestra. Il problema, per Meloni e Salvini, è speculare a quello di Zingaretti: un top player non si trova. «Ma noi la ricerca vera ancora non l’abbiamo cominciata», dicono nel centrodestra. E sorridono;: «Zingaretti cercava un Totti e ha trovato forse qualche Bruno Peres». Ossia il candidato che verrà fuori dai gazebo. Ma Zingaretti potrà anche contare sul sicuro appoggio, al ballottaggio, nel caso vada il candidato Pd, sui voti della Raggi che Di Maio non gli lesinerà. E c’è un sondaggio nelle mani di alcuni dei protagonisti di questa partita che dice - ma che esagerazione! - che Virginia avrebbe oltre il 15 per cento. E se seconda arrivasse lei? 

Ma eccoci a Calenda. Di cui si racconta: «Ci sta ripensando e vorrebbe candidarsi, ma autonomamente e fuori dagli schieramenti classici, a sindaco di Roma?». Tutto fa pensare che sia così. Anche il fatto che avrebbe avuto di recente una telefonata con Zingaretti, al quale avrebbe detto la sua disponibilità a candidarsi, ma il segretario del Pd sarebbe stato vago nella risposta. Ossia non gli ha detto: Carlo, facciamo questo tragitto insieme. Lui sta pensando di farlo da solo.
 

Ultimo aggiornamento: 14:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA