CORONAVIRUS

Coronavirus, mascherine illegali e prezzi alle stelle. Migliaia i pezzi sequestrati

Sabato 14 Marzo 2020

La speculazione al tempo del Coronavirus non si arresta. Lo dicono i numeri. Da Nord a Sud passati al setaccio negozi, farmacie, capannoni, supermercati. Sequestrate, dalla guardia di finanza, migliaia di mascherine illegali, ritenute pericolose e non sicure per l’utilizzo. Molte sono prive degli standard di sicurezza previsti dalla Comunità Europea, vendute non confezionate, senza l’indicazione del Paese d’origine, dei materiali impiegati, delle precauzioni, della destinazione d’uso nonché delle istruzioni in lingua italiana.

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Dall’inizio dell’emergenza, sono state centinaia e centinaia le attività commerciali controllate per verificare la corretta esposizione dei prezzi al pubblico e sventare ogni possibile pratica speculativa, commessa approfittando dell’aumento vertiginoso della domanda di mascherine e disinfettanti. Ma il fenomeno non sembra diminuire. Da Roma a Palermo diverse attività hanno gonfiato i prezzi fino al 500%.

Al posto di confine con la Svizzera a Ponte Chiasso (Como), sono, invece, circa 840 mila i guanti monouso di cui 800 mila in vinile e 40 mila in lattice e 120 mascherine con valvola di classe FFP 2 dirette in territorio elvetico in violazione delle recenti norme che ne vietano l’esportazione, senza autorizzazione. La merce, prelevata dai depositi doganali, verrà consegnata dalla Protezione Civile alle strutture sanitarie della Lombardia. 
 

A Roma, numerose mascherine, prodotte «artigianalmente» da una sartoria del Portuense, erano pronte ad essere messe in commercio, sebbene non conformi alla normativa comunitaria e nazionale poiché sprovviste del marchio di qualità CE. Il titolare dell’attività, che aveva addirittura pubblicizzato la vendita dei manufatti, è stato denunciato alla Procura per frode in commercio dalle Fiamme Gialle del terzo Nucleo Operativo Metropolitano. Mentre nel retrobottega di una farmacia  di Guidonia Montecelio, al cui esterno era esposto un cartello con l’indicazione «maschere esaurite», i finanzieri del Gruppo di Tivoli hanno trovato e sequestrato 228 dispositivi che venivano venduti al prezzo di 35 euro l’uno, cinque volte superiore al valore di acquisto. Per il titolare e tre suoi dipendenti è scattata la segnalazione all’Autorità Giudiziaria di Tivoli per il reato di «manovre speculative su merci», con conseguente richiesta di assegnazione dei dispositivi alla Protezione Civile, affinché siano utilizzati dagli operatori chiamati a gestire l’emergenza. 
Altre 480 mascherine non in linea con gli standard di sicurezza sono state scovate da militari della Compagnia di Frascati in una rivendita alla Romanina, acquistate «in nero» e occultate sotto il bancone. Anche in questo caso l’esercente è stato denunciato. Sono in corso indagini per risalire all’origine della «filiera» illegale. 

A Palermo nei giorni scorsi settanta flaconi di gel antibatterico in vendita a un prezzo vantaggioso in un minimarket sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza. Riportavano il logo contraffatto di un noto marchio di prodotti sanitari ed erano privi dell’indicazione di provenienza, della autorizzazione ministeriale del presidio medico. Il titolare dell’attività è stato segnalato all’autorità giudiziaria per i reati di contraffazione e frode in commercio. Inoltre le Fiamme gialle palermitane hanno multato la titolare di una farmacia nella zona Policlinico che ometteva di indicare il prezzo di vendita di quattro flaconi, da 80 ml ciascuno di prodotto igienizzante per le mani. Per la donna è stata scattata una sanzione amministrativa di 1.032 euro. Nell’ambito dei controlli sequestrate 32 mascherine chirurgiche, in vendita al prezzo di 10 euro ciascuna all’interno dei distributori automatici di snack e bevande dell’ospedale Cervello. 

A Pescara, mascherine e disinfettanti venduti con rincari superiori al 500%. Nel corso di un controllo i militari sono intervenuti in una parafarmacia della zona Stadio di Pescara dove erano in vendita oltre 200 mascherine e numerose confezioni di gel disinfettanti a prezzi superiori di oltre il 500% del loro reale valore. Per una mascherina i clienti potevano arrivare a spendere fino a 49 euro o 14 euro per una confezione piccolissima di gel disinfettante. La titolare dell’esercizio commerciale non è riuscita nemmeno a dimostrare l’origine e la provenienza della merce, verosimilmente secondo gli investigatori acquistata on line dalla Cina ed è stata denunciata per i reati di “manovre speculative su merci e ricettazione”, che prevedono, nel complesso, la reclusione fino ad 8 anni e multe fino a 25.000 euro, e i presidi medico-chirurgici sono stati sottoposti sequestro.

Ultimo aggiornamento: 18:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA