CORONAVIRUS

Covid nel Lazio, è allarme per i pendolari che arrivano dalla Campania

Venerdì 9 Ottobre 2020 di Mauro Evangelisti e Alberto Gentili
Covid, Lazio preoccupato dall'allarme Campania: allarme per i pendolari

L’Italia in un solo giorno segna un incremento del 21% dei nuovi casi positivi, raggiungendo quota 4.458 senza che vi sia stato un aumento significativo di tamponi rispetto al giorno precedente. Mercoledì erano stati eseguiti 125mila test, ieri sono stati trovati 780 positivi in più con 128mila tamponi. E l’Rt, l’indice di trasmissione del virus, è tra 1,3 e 1,4, dunque vicino alla soglia che - se confermata per due settimane - farebbe scattare nuovi provvedimenti. Tutte le Regioni - sarà confermato oggi dalle valutazione della Cabina di regia del Ministero della Salute - hanno visto aumentare l’Rt; la settimana scorsa in 12 erano sopra a 1, considerato limite critico, oggi nel nuovo report se ne aggiungeranno altre, a partire dal Lazio che è a 1,1. Se la velocità di crescita della epidemia continua a questi ritmi, la situazione rischia di avvicinarsi a quella spagnola, inglese e francese, tenendo anche conto che pure i ricoveri aumentano, sia pure molto più lentamente (ieri più 4 per cento). Non solo: se stiamo vedendo l’effetto della riapertura delle scuole (14 settembre), allora il problema è serio. Ma a preoccupare sono alcune aree del Paese, in particolare la Campania che appare fuori controllo. Ha il record di nuovi positivi in un giorno: 758, di cui 448 concentrati nella sola provincia di Napoli. E raggiunge quei numeri eseguendo un numero assai inferiore di tamponi (9.925) rispetto alle altre Regioni. 

Per capire: il Lazio ha sì 359 nuovi positivi, ma su una base di 13.333 tamponi, la Lombardia arriva a 683 ma eseguendo 22mila test. Se si considera il numero di persone testate (e non quello dei tamponi), la Campania ha una percentuale di positivi del 9,5 per cento (il Lazio del 3). Significa che una persona su dieci tra coloro a cui vengono eseguiti i tamponi a Napoli e dintorni risulta infetta. Se si facessero tanti esami quanti se ne fanno nel Lazio o in Lombardia, i numeri esploderebbero. Una situazione che allarma la Regione Lazio, secondo la quale ogni giorno almeno 10mila persone arrivano dalla Campania per ragioni di lavoro. E molti sono insegnanti.

Al ministero della Salute perciò cresce l’allarme. L’indice di trasmissibilità Rt rappresenta infatti il numero medio delle infezioni prodotte da ciascun individuo infetto, dopo l’applicazione delle misure di contenimento. Dunque permette di valutare l’efficacia dei provvedimenti adottati per limitare la diffusione del Covid. E con l’indice prossimo alla soglia di allerta fissata dal Comitato tecnico scientifico (Cts) a 1,5, va da sé che il governo dovrà valutare nuovi interventi da qui al 15 ottobre, data di scadenza del Dpcm del 7 settembre appena prorogato con appena due novità: l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto (con l’eccezione se si è da soli o con conviventi) e in luoghi chiusi in presenza di altre persone e il divieto per le Regioni di procedere a ordinanze più permissive senza il via libera del ministro della Salute, Roberto Speranza

 

Nel governo, considerata la situazione «in forte peggioramento», si cerca di rilanciare la collaborazione con i governatori: «Utilizziamo i giorni che ci separano dal 15 ottobre per lavorare assieme sul prossimo Dpcm e rafforzare la leale collaborazione», è l’appello del ministro agli Affari regionali, Francesco Boccia. E soprattutto si valuta di inserire nel nuovo Dpcm altri interventi a livello nazionale, se il sistema sanitario dovesse mostrare ulteriori criticità, che dovrebbero ricalcare l’ordinanza per Latina del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti: contingentamento a 20 persone per le feste e cerimonie religiose, il numero massimo di 4 ospiti a tavolo per ristoranti e locali, la chiusura alle ore 24 per pub, bar e ristoranti (a livello nazionale potrebbe scendere alle 23 per fermare la movida nelle grandi città), divieto di assembramento davanti scuole, luoghi e uffici pubblici. Previsto anche il contingentamento per chi frequenta palestre e scuole da ballo e l’invito a favorire lo smart-working. Come sono previste, su richiesta del Cts, limitazioni agli eventi di massa.

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Se ciò non dovesse fermare la diffusione del virus, saranno poi necessari altri step procedendo a ritroso rispetto alle riaperture di maggio-giugno: i primi a chiudere sarebbero cinema, teatri, palestre, piscine; seguiti da parrucchieri e centri estetici. Poi bar e ristoranti e infine negozi. A questo punto però Speranza non esclude più neppure il lockdown nazionale («lavoriamo giorno e notte per evitarlo») che a marzo e aprile non consentiva di frequentare neppure parenti e amici. E questo servirebbe, come extrema ratio, a fermare i contagi in famiglia che sono il 70% del totale.
 

Ultimo aggiornamento: 12:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA