CORONAVIRUS

Virus, arrivi dall'estero: confermato il divieto d'ingresso a 16 Paesi. Bulgari e romeni, drive-in a Roma

Venerdì 31 Luglio 2020 di Mauro Evangelisti

Il divieto totale di raggiungere l'Italia da sedici Stati scade oggi, ma il governo ha deciso una proroga. Lo stesso succede per l'ordinanza del Ministero della Salute che impone la quarantena a chi proviene da Romania e Bulgaria: questo provvedimento, che colpisce due Paesi dell'Unione europea, sarà prorogato.

L'Italia conferma la linea della prudenza alle frontiere, ma questo non ha evitato il fatto che comunque una fetta importante di nuovi casi, tra il 30 e il 40 per cento, sia riconducibile a stranieri o contatti di stranieri. C'è una piccola quota rappresentata da chi arriva con i barconi in Sicilia, come i 28 della provincia di Porto Empedocle, per i quali però paradossalmente è più semplice individuare i positivi. Un'altra parte, più corposa, è di stranieri che continuano ad arrivare in Italia formalmente rispettando le regole, anche se partono da Paesi ad alta circolazione del virus. È successo per giorni con gli immigrati del Bangladesh, che hanno residenza e lavoro in Italia, e rientravano da una Nazione dove il virus è fuori controllo. Per questo, alla fine tutti i voli sono stati bloccati e il Bangladesh è stato inserito nella lista dei 16 Stati (inizialmente erano 13) per i quali vige il divieto assoluto di viaggiare in Italia. Gli altri sono Armenia, Bahrein, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica Dominicana. Successivamente sono stati aggiunti Montenegro, Serbia e Kosovo. Dai paesi Extra Ue, che non fanno parte di questa lista, si può entrare in Italia, per ragioni di lavoro o residenza, ma bisogna rispettare la quarantena.
 


Ma ora il problema è divenuto più delicato, perché anche nazioni dell'area Schengen hanno un picco di nuovi casi positivi. Il Lazio, ad esempio, negli ultimi giorni ha trovato persone infette giunte da Belgio e Spagna. Come si interviene? L'assessore alla Salute del Lazio, Alessio D'Amato, ha lanciato un appello per chi torna ad esempio dalla Spagna perché, per proteggere i propri cari, si autoisoli per due settimane o comunque abbia comportamenti prudenti. E poi c'è il caso della Romania, che anche ieri ha superato quota 1.300 nuovi contagi. Il Lazio sta eseguendo, su base volontaria, test a tutti coloro che arrivano sui bus dalla Romania e dalla Bulgaria alla stazione Tiburtina. Con questi mezzi di trasporto spesso si spostano coloro che vengono in Italia a lavorare come badanti e, dunque, a contatto con anziani e persone fragili, più a rischio. Ora è stato deciso di svolgere questi controlli a campione anche alla stazione Anagnina, ma la comunità romena, solo nella provincia di Roma, conta 180mila unità, difficile intercettare tutti coloro che sono stati nel paese d'origine in ferie e ora tornano nella Capitale, magari in aereo o con l'auto privata. Per questo, la Regione Lazio ha deciso di mettere in piedi per romeni, ma anche per chi è arrivato da Bulgaria e Ucraina, una operazione simile a quella già sperimentata con gli immigrati del Bangladesh a cui era stato chiesto di presentarsi nei drive-in delle Asl per effettuare i tamponi.

LEGGI ANCHE Virus, ristorante chiuso a Jesolo

Bene, agli immigrati di Bulgaria, Romania e Ucraina (ma anche agli italiani tornati da queste nazioni) viene chiesto di fare lo stesso: è disponibile il drive-in del Forlanini (in piazza Carlo Forlanini Asl Roma 3). «Questa è una misura di potenziamento dei livelli di prevenzione assieme all'istituto della quarantena. L'abbiamo già sperimentata con altre comunità di stranieri presenti a Roma, ha dato buoni risultati» dice D'Amato. Che però ripete: il ministero della Salute ci deve ascoltare, servono i tamponi rapidi in aeroporto, per chi proviene da Paesi a rischio, altrimenti la situazione sarà sempre fuori controllo. 

Ultimo aggiornamento: 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA