Effetto lockdown: gli esami citologici sono calati del 45 per cento

Venerdì 30 Ottobre 2020

Nel corso della pandemia da Coronavirus le norme di distanziamento sociale e l’adozione di misure di contenimento del rischio biologico hanno determinato la necessità di posporre le procedure non urgenti (tra cui ad esempio i programmi di screening di popolazione) per garantire l’accesso all’assistenza sanitaria ai pazienti con patologie acute o a rischio oncologico.

Il gruppo del professore Giancarlo Troncone (responsabile del Programma Infradipartimentale di Citopatologia e Patologia Molecolare Predittiva e Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”) ha promosso e coordinato uno studio internazionale per valutare l’impatto della pandemia da Covid-19 sulla pratica citopatologica in tutto il mondo. 

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Lo studio ha coinvolto 41 laboratori in 23 diverse nazioni e ha raccolto dati su circa 300.000 diagnosi citologiche: l’analisi dei dati ha dimostrato una riduzione globale media del 45% del numero totale di campioni citologici analizzati nel corso di quattro settimane della fase di lockdown rispetto a quelli analizzati nello stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, a fronte di tale riduzione, l’attuazione delle misure attuate per stabilire la priorità dei pazienti a più alto rischio oncologico ha determinato un aumento del numero di diagnosi di neoplasie maligne di circa il 7%.

Tutti i dati sono consultabili al link: https://acsjournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/cncy.22373

Ultimo aggiornamento: 07:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA