Scuola, niente tampone per gli asintomatici: in arrivo nuove regole per mascherine e quarantena

Giovedì 20 Gennaio 2022 di Francesco Malfetano
Scuola, niente tampone per gli asintomatici: nuovo valzer di regole

È trascorsa poco più di una settimana dal rientro in classe dopo le festività natalizie e tra quarantene, tamponi e didattica a distanza, i genitori italiani sono già allo stremo delle forze. Spaesati, al pari degli studenti, dall’enorme mole di regole diverse da trasporre dalle circolari alla quotidianità. E dalle differenti interpretazioni che forniscono alle norme sia le aziende sanitarie locali che i dirigenti scolastici. 

Al punto che la petizione lanciata su Change.org per la modifica delle quarantene nelle scuole primarie (che non prevedono distinzioni tra vaccinati/guariti e non vaccinati) ha già raccolto 15 mila firme. In ogni caso il dossier scuola è tutt’altro che chiuso. Presto infatti arriveranno nuovi chiarimenti. Misure che potrebbero finire già sul tavolo del Cdm e portare - stando alle ipotesi di lavoro che trapelano - da un lato alla revisione del meccanismo dei cosiddetti T0 e T5 (i tamponi da effettuare subito e dopo 5 giorni dal contatto con un positivo) con l’introduzione di un ipotetico T3, per accelerare il rientro in classe degli studenti. E dall’altro, per andare incontro alle richieste delle Regioni oberate dal numero di tamponi eseguiti ogni giorno, il taglio dei giorni di quarantena previsti per gli studenti. I 10 giorni che ora i non vaccinati devono attendere per rientrare in aula potrebbero diventare 7. Allo stesso modo i 7 oggi necessari per chi è stato vaccinato con due dosi da più di 120 giorni, diventare 5. E così via. Sul tavolo anche l’ipotesi che prevede l’eliminazione del test obbligatorio per gli studenti over12 - vaccinati e asintomatici - entrati a contatto con un positivo. In altri termini, gli alunni delle scuole media e superiore per continuare con le lezioni in presenza, se vaccinati ed asintomatici, non dovranno più esibire l’esito negativo di un test molecolare o antigenico. A patto chiaramente che indossino mascherine Ffp2 per i 10 giorni successivi. Dispositivi questi che, a prescindere dalla soluzione finale, se ora vengono garantiti ai soli docenti o a studenti con particolari necessità, potrebbero essere distribuite gratuitamente anche ai ragazzi, grazie ad un nuovo accordo con il commissario Figliuolo.

 

Del resto che una semplificazione delle norme in vigore fosse necessaria, lo ha chiarito più volte lo stesso ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi (ieri peraltro ricevuto a Palazzo Chigi dal premier Mario Draghi per un aggiornamento sulla situazione scuole). Anche snocciolando in audizione alla Camera i numeri attuali del ricorso alla didattica a distanza («Gli studenti in presenza sono l’88,4%»), Bianchi ha infatti spiegato che bisogna «andare verso un’omogeneizzazione. Stiamo facendo questo lavoro non semplice insieme ai ministri Speranza e Gelmini». La confusione però è destinata a perdurare ancora diversi giorni. Se non altro perché il confronto tra i tecnici del ministero della Salute e dell’Istruzione con i rappresentanti delle Regioni è tuttora in corso. «Non c’è ancora neppure una bozza» spiegano, «tutt’al più delle ipotesi di lavoro». 

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Qualcosa però si sta muovendo. A spiegarlo è anche il sottosegretario alla Salute Andrea Costa. «Sulle scuole dobbiamo tener conto di uno scenario che sta cambiando», in particolare «nella fascia di età 12-19 anni abbiamo un 80% di vaccinati, quindi in una classe di 20 ragazzi 16 lo sono». A fronte di questo, «credo che forse possiamo semplificare e fare delle differenziazioni per garantire la didattica in presenza: è difficile sostenere che, di fronte a classi in cui l’80% dei ragazzi è vaccinato, di fronte a 2 positivi la classe debba andare in dad». Intanto però, a tenere banco ieri, è stato il caso Piemonte. Presidi e Asl faticano a star dietro ai contagi, e allora la Regione ha disposto che nelle scuole primarie si ricorra alla dad per tutta la classe anche in caso di un solo studente positivo. Un modus operandi che ha scatenato le proteste dei genitori piemontesi che ora, con il Comitato priorità alla scuola, attacca, sostenendo che «hanno deciso di non applicare i protocolli nazionali relativi alle quarantene scolastiche nella scuola primaria», chiedendo quindi l’intervento del governo. 

Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 08:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA