CORONAVIRUS

Covid, terapie intensive, troppi casi: «Serve subito un lockdown»

Giovedì 14 Gennaio 2021 di Mauro Evangelisti
Covid, terapie intensive, troppi casi: «Serve subito un lockdown»

«Serve il lockdown». Fermiamo subito l’avanzata di Sars-CoV-2, anche con misure severe, simili a quelle decise durante la prima ondata. A chiederlo è la Fondazione Gimbe, che da inizio pandemia monitora i dati in Italia. Secondo il suo presidente, Nino Cartabellotta, già ci sono i segnali di innalzamento della curva.

 

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La base

 

«Partiamo da un numero molto elevato di attualmente positivi, 560mila, e questo rischia di rendere drammatica la situazione. Consideriamo un altro elemento preoccupante: il tasso di letalità si è alzato, questo ci fa ritenere che in Italia vi siano molti asintomatici che non sanno di avere il coronavirus. Dunque, le persone contagiose potrebbero essere anche un milione. Il sistema dell’isolamento domiciliare non funziona perché gran parte della trasmissione del virus avviene in famiglia. Chi è infetto, anche se non necessita di ricovero in ospedale, dovrebbe essere ospitato in un Covid Hotel se nella sua abitazione non ha la possibilità di isolarsi realmente dagli altri familiari».

 

La curva

 

Cosa dicono i numeri elaborati da Gimbe? C’è un incremento dei nuovi casi settimanali di Covid, arrivati, dal 6 al 12 gennaio, a 121.644 rispetto ai 114.132 della settimana precedente. «Sul fronte ospedaliero si registra una lieve risalita dei ricoverati con sintomi (23.712 rispetto a 23.395) e delle terapie intensive (2.636 rispetto 2.569). E sono ancora in aumento i decessi settimanali, 3.490 rispetto a 3.330». Ieri i nuovi positivi sono stati 17.246 (su 160.585 tamponi), i decessi 522. I ricoveri per Covid negli ospedali italiani sono 25.667. Non si ferma il flusso di nuovi pazienti che finiscono in terapia intensiva, ieri sono stati 164.

«I dati - racconta Cartabellotta - confermano la lenta risalita dei nuovi casi settimanali e, sul versante ospedaliero, il costante aumento di ricoveri e terapie intensive, dove l’occupazione da parte di pazienti Covid supera in 10 Regioni la soglia del 40 per cento in area medica e quella del 30 delle terapie intensiva». Per Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe, con una copertura vaccinale minima come quella attuale ci si attende un’elevata circolazione del Sars-CoV-2 e un forte impatto sugli ospedali. Per questo è necessario intervenire rapidamente sul fronte delle misure di contenimento. Significa che il sistema dei colori non ha dato i risultati sperati nel contrastare l’epidemia? Secondo Cartabellotta serve quanto meno un correttivo.
«Ciò che non sta funzionando - dice il presidente della Fondazione Gimbe - è il fatto che troppo rapidamente si possa passare da rosso ad arancione e da arancione a giallo. In questo modo i risultati ottenuti vengono dispersi rapidamente».

 

Scenario

 

Quando avremo vaccinato un numero considerevole di persone vedremo un miglioramento, a partire dalla riduzione dei ricoveri e dei decessi? Secondo Cartabellotta bisogna essere molto prudenti. «Puntare troppo sulla vaccinazione di massa è sbagliato se nel frattempo non si è abbassata, in modo efficace, la curva del contagio. Teniamo conto che c’è anche un altro problema: ad oggi per i vaccini sviluppati da Pfizer-BioNTech e da Moderna non c’è la certezza che il vaccino eviti al soggetto di contagiare altre persone. In altri termini: correre con i vaccini è importante perché chi è immunizzato non si ammala, possiamo salvare molte vite e ridurre i ricoveri. Ma non è detto che il vaccino limiti, in modo rapido, la circolazione del virus. Lo sapremo solo tra qualche mese».

 

I pericoli

 

Resta la richiesta di Cartabellotta di misure di contenimento più severe per prevenire un intasamento degli ospedali che avrebbe effetti molto pericolosi. Ricorda il presidente della Fondazione Gimbe: «A novembre avevamo raggiunto il record di 860mila attualmente positivi; grazie al sistema dei colori delle Regioni, effettivamente quel numero è stato ridotto. Oggi siamo a 560mila. C’è stato un miglioramento, ma comunque si tratta di un dato ancora estremamente alto. Se il contagio dovesse ripartire in maniera sostenuta il sistema non reggerebbe».
 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio, 06:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA