Brasile, sei dita per mani e piedi: nella stessa famiglia in 14 colpiti dalla rara anomalia, tra loro anche un portiere para-tutto

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di Federica Macagnone

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Il piccolo Vinicius, venuto ora al mondo, non ha tradito le attese. Per la felicità di suo padre Alessandro, è dotato anche lui del "brand" dei De Silva, conosciuti a Brasilia e in tutto il Paese per la loro peculiarità: 14 membri della famiglia hanno tutti sei dita per ogni mano e per ogni piede. Una rara anomalia genetica, nota come polidattilia, che si tramanda da generazioni e che il nonno di Alessandro, Assis, vedeva come un vantaggio, una caratteristica di cui andare orgogliosi, e non un handicap di cui vergognarsi, cambiando così la prospettiva della questione per tutti i suoi discendenti.
 
 


«Mio nonno - spiega Alessandro -  ha trasformato le nostre sei dita in un qualcosa di prezioso, tanto che scrisse anche un libro con le sue mani stampate sulla copertina. Ha composto musica e in tutto quello che ha fatto ha portato il simbolo di famiglia: ha fatto delle nostre sei dita un brand che nessun altro ha e che ci distingue dagli altri». Katia, la moglie di Alessandro, ha "solo" cinque dita alle mani e ai piedi, il che vuol dire che i loro figli hanno il 50% di probabilità di nascere con la polidattilia: per Vinicius e il suo fratellino di sette anni, Guilherme, quella percentuale di probabilità si è avverata. «Fin da quando Vinicius è nato - dice il padre - si è visto subito che le sue dita funzionano perfettamente: sta già cercando di afferrare gli oggetti e tutto procede normalmente».
 
«Per noi non è mai stato un problema avere sei dita - dice con orgoglio Sylvia, la zia di Alessandro - Anzi: è una cosa che ci piace». E il fratellino di Vinicius sottolinea: «La cosa più bella è poter tenere molte cose in una mano sola». Ma non è l'unico vantaggio: «L'aspetto migliore, per me - dice sua cugina Maria - è che posso suonare più tasti sul pianoforte». Infine, Joao Assis, portiere di una squadra di calcio: «Con sei dita posso raggiungere alcune palle che altre persone non raggiungerebbero. Senza contare che per me è più facile trattenere il pallone perché ho più presa e le mie mani coprono un'area più ampia, quindi è difficile che possa sfuggirmi».
Venerdì 13 Ottobre 2017, 18:48 - Ultimo aggiornamento: 14-10-2017 19:46
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