Guccini compie 80 anni: «Primo in famiglia, ma niente festa: starò nella mia Pavana»

Sabato 13 Giugno 2020
Francesco Guccini

«Io sono nato 4 giorni dopo l'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale e oggi sono il primo Guccini in famiglia ad essere arrivato a compiere 80 anni. Ho ricevuto tante telefonate dai miei amici, ho avvertito davvero un grande affetto e non posso che esserne lusingato. Festeggiamenti? Nessuno in particolare. Starò nella mia Pavana, dove passerò anche l'estate e andrò a cena con mia moglie. D'altronde il momento che stiamo vivendo, questa assurda pandemia, non ci permette di fare diversamente»- ha dichiarato Francesco Guccini all'Ansa, parlando del suo ottantesimo compleanno che cade il 14 giugno. 

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Francesco Guccini compie 80 anni nella sua Pavana, tra i monti dell'Appennino Tosco-Emiliano. Un compleanno in famiglia, come avviene da qualche anno a questa parte, anche a causa dell'emergenza Covid-19. Cantautore e scrittore di successo (è nella cinquina finalista del Premio Campiello con «Tralummescuro»), occasionalmente attore, Guccini è stato anche docente di lingua italiana presso la sede bolognese dell'università americana «Dickinson College» e giovane giornalista per la «Gazzetta di Modena». Da «Folk beat n.1» del 1967 a «L'ultima Thule» del 2012, sono sedici gli album registrati in studio dal Cantautore, a cui si aggiungono otto dischi live, quattro raccolte e una carriera di esibizioni dal vivo che, in quarant'anni, ha toccato quasi quota cinquecento concerti.
 



Come scrittore pubblica ventiquattro libri, otto dei quali scritti assieme a Loriano Macchiavelli in un fortunato sodalizio che va avanti, ormai, da 23 anni. «Incontro», «Eskimo», «Farewell», «Il Vecchio e il Bambino», «L'avvelenata», «Autogrill», Amerigo«, sono solo alcuni dei successi di Guccini che hanno trovato interlocutori in tutte le generazioni: dai suoi coetanei, ai figli, fino ai nipoti, ciascuno alla ricerca di qualcosa di diverso, trovando nelle parole e nella musica dell'artista uno spazio proprio e privato. È stato considerato a lungo il cantautore politicizzato per eccellenza, un giudizio che lo stesso Guccini ha sempre respinto e a cui hanno contribuito le risonanze che si sono sempre colte fra le parole delle sue canzoni e le vicende e le occasioni, storiche e politiche, di decenni cruciali della vita civile.

Testi come "La Locomotiva", "Cirano", la stessa "Auschwitz" o "Dio è morto" hanno sempre solleticato le corde di chi ha cercato di etichettare la produzione musicale di Guccini. «La Locomotiva - come sottolinea lo stesso Guccini - non è una canzone politica, è una canzone che diventa politica. Nasce come un brano che ricorda la storia di Pietro Rigosi, un anarchico di fine ottocento. Una bella storia da raccontare che mi è capitata per caso tra le mani ma che non è mai stata presentata come una canzone politica. Ho sempre scritto canzoni esistenziali, mai politiche».

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L'impegno politico di Guccini consiste, dunque, nel suo modo di raccontare storie particolari elevandole a significati universali. Politico è Guccini nel suo perenne invito al dubbio, alla possibilità di osservare la realtà e il mondo da un altro punto di vista. Il »ma«, il »forse«, »l'oppure« che attraversano molti dei suoi testi servono a mitigare, a togliere ogni enfasi alle sue affermazioni, proponendole, al contrario, come pensieri sempre suscettibili di nuove e diverse interpretazioni. 

Ultimo aggiornamento: 15:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA