Le favole al cellulare di Enzo Covelli, libraio e contastorie ai tempi del Coronavirus

Lunedì 23 Marzo 2020 di Donatella Trotta

Nella cittadina di Trani – il gioiello pugliese, con le sue architetture di roccia sedimentaria biancorosata, capoluogo della provincia che comprende anche Andria e Barletta - la libreria per bambini e ragazzi «Miranfù» è da un decennio uno scrigno di storie, operoso e creativo punto di riferimento, officina creativa e crocevia di incontri insignito non a caso del Premio Gianna e Roberto Denti 2018 in seno al prestigioso premio Andersen, «per l’appassionato lavoro culturale a favore dell’educazione alla lettura e della promozione del libro come bene comune e occasione di crescita», ma anche «per la capacità di coniugare l’impresa libreria con la molteplicità delle azioni educative, artistiche, culturali e sociali create e sostenute sul territorio – e per tutte le età, dai piccolissimi agli adulti – in sinergia con una rete ampia di cittadinanza attiva e responsabile», oltre che «per il consolidato rapporto con le scuole e la dinamicità delle proposte di animazione che fanno tesoro di molteplici forme espressive e di narrazione, dal cantastorie ai burattini». E ora che l’Italia della cultura è bloccata dall’emergenza Coronavirus, con bambini e ragazzi costretti a casa, i titolari di «Miranfù», Enzo Covelli e la moglie Elisa Mantoni, non si sono dati per vinti.

E non si sono limitati, per rispetto delle restrizioni da emergenza pandemia, ad abbassare malinconicamente le saracinesche del loro magico rifugio di piccoli e grandi, biblioteca e libreria (anche itinerante, con tanto di Ape Car) con spazio teatrale, bottega di libri e giochi (rigorosamente non di plastica, ma di legno, latta, stoffa e altri materiali ecosostenibili) di ogni genere e per ogni necessità interiore, come la ca(s)setta esterna al negozio per un attivo book crossing sperimentato ufficialmente sin dal suo nascere oltreoceano. Già. I librai per ragazzi Enzo ed Elisa, creativi di natura e progettuali per cultura e affinità elettive - nell’amore e nel lavoro - hanno così attivato la preziosa modalità “pensiero divergente”. E da venerdì scorso («fino a quando saremo responsabilmente costretti a stare a distanza», sottolineano) hanno pensato ad un servizio gratuito e, soprattutto, a prova di virus: leggere storie. Ma non sul web, come stanno facendo ormai in molti. Bensì al cellulare. Bella pensata, viene da dire, rivalutare l’onnipresente smartphone conferendogli una funzione finalmente diversa dal chiacchiericcio in differita delle chat del sempre più invasivo Whatsapp, affrancando il dispositivo cellulare anche dalla coazione a ripetere di videogiochini tutt’altro che inclini ad accendere l’immaginazione, scatenare la fantasia, stimolare visioni ed emozioni personali.

Ma come funziona l’iniziativa, intitolata non a caso «Cell(a)leggiamo?». Semplice: tutti i giorni dal lunedì al sabato, dalle 17 alle 19, spiega Enzo Covelli - narrat(t)ore e burattinaio itinerante di lungo corso, prima di diventare libraio specializzato per bambini con la moglie Elisa, illustratrice e libraia per ragazzi madre delle loro due figlie con cui ha aperto nel 2006 «Miranfù» - «se hai voglia di ascoltare una storia o semplicemente di fare quattro chiacchiere strampalate, lievi e allegre, basta comporre il mio numero: 340 6105956. Ma attenzione: non videochiamate. Solo voce, respiri, silenzi», dice. Et voilà, il racconto è servito. In una dimensione diversa, insolita: quella di una relazione potentemente immagina(t)tiva, guidata appunto dalla sola magia della voce. Un po’ come l’atmosfera evocativa del medium radiofonico sta alla “dittatura” dell’immagine in tv, per intenderci. 

L’originale servizio di rodariane “favole al telefono”, per ora, è pensato per bambine e bambini e dai 3 ai 7 anni: «Piuttosto che caricare dei video, dei quali il web era già saturo – continua Enzo, che al telefono e sul telefono ha condiviso queste riflessioni e molti stimoli con l’amico Luca Ronga, importante guarattellaro, pluripremiato interprete di Pulcinella-burattino che con la sua pivetta incanta i bambini in giro per il mondo - abbiamo preferito tentare questo “esperimento sociale”. Che richiede un atto intenzionale e la massima discrezione da parte nostra: il bambino ha voglia di sentirti e, quindi, ti chiama. Noi accogliamo solo le telefonate, attiviamo un dialogo e per una decina di minuti stiamo insieme. Invito il bimbo a spegnere la tv, magari a mettersi in braccio alla mamma o al papà, e ad attivare il vivavoce. E dopo i preamboli, inizia la storia. Costruiamo così – aggiunge - una relazione autentica, in una dimensione di intimità potente che se da un lato recupera la narrazione orale anche a distanza, dall’altro trasforma il racconto, in mancanza di sguardi e di corpi, in ciò che ciascuno vuole e può immaginare. Senza condizionamenti visivi. Per questo ho chiesto a ogni bambino che mi chiama di mandarmi, dopo la storia, un suo disegno generato da quel racconto che ha ascoltato. Me ne stanno arrivando di bellissimi, liberi e spontanei, che sto raccogliendo in vista di una mostra da allestire quando tutto tornerà alla normalità».

Una sorta di ri-educazione sentimentale attraverso le storie, per certi versi, che può pure ri-attivare concretamente il legame profondo tra genitori e figli: «Anche telefonarsi può essere un atto terapeutico, ma che sta diventando desueto come lo scriversi lettere, con l’avvento degli audio e video su whatsapp e le “conversazioni” in differita», tiene a precisare il libraio-contastorie. Il quale, in appena due giorni, ha già ricevuto una trentina di telefonate, con una media di circa 13-14 bambini al giorno: «Il cellulare squilla di continuo, è sorprendente: inizia a chiamarci anche chi ancora non ci conosceva, per passaparola», ammette Enzo Covelli, che per il momento sta usando testi per varie fasce d’età:  Una lettera per Leo di Sergio Ruzzier (Topipittori), Il fatto è di Gek Tessaro (Lapis), alcune storie di Stefano Bordiglioni, Bruno Tognolini ed Eric Carl accanto, ovviamente, ad alcune Favole al telefono di Gianni Rodari. Una scommessa. Che lascia ben sperare, anche per il futuro: e allora, conclude Enzo citando Italo Calvino, «proviamo intanto e vediamo come va, nello sforzo a cui siamo sempre chiamati: di cercare e riconoscere quello che intorno a noi non è inferno, e curarlo, e farlo durare».

© RIPRODUZIONE RISERVATA