LUIGI DE MAGISTRIS

Napoli, il risiko del sindaco: un patto Pd-M5s per candidare Fico

Domenica 12 Luglio 2020 di Luigi Roano

Roberto Fico, Enzo Amendola, Gaetano Manfredi e Gennaro Migliore, rispettivamente del M5S, Pd e Iv, sono tra i quattro più accreditati che l’alleanza di Governo giallorossa (Pd e M5S) schiererà a Napoli per la successione a Luigi de Magistris che, esauriti i due mandati, non può più ricandidarsi. E si vota per Palazzo San Giacomo tra una decina di mesi cioè a maggio del 2021. Saranno fratelli coltelli o l’alleanza decollerà definitivamente per frenare «l’ondata populista e sovranista»?. Conquistare le grandi città è la missione soprattutto del Pd che - tranne a Milano con l’ibrido Giuseppe Sala - da anni ormai non riesce a venire fuori, anzi le prende con decisione ogni volta che si aprono le urne. E le regionali? D’accordo, tra un paio di mesi si vota, ma la sensazione che Vincenzo De Luca sia superfavorito fa sì che la tensione salga e molto sul futuro di Napoli e di Palazzo San Giacomo. In questo contesto Napoli è centrale, strategica, per il rilancio - o per il flop dell’alleanza - a livello nazionale. Insomma, l’ago della bilancia degli equilibri interni dell’alleanza, Penelope che tesse la tela in attesa del suo principe. E Penelope in questo caso si sdoppia e ha la faccia di Dario Franceschini, il ministro della Cultura che nel partito democratico è molto ascoltato, e del ministro pentestellato e plenipotenziario del M5S Vincenzo Spadafora. In buona sostanza, nel 2021 si voterà non solo a Napoli e Milano, ma anche a Roma e Torino dove le performance di Virginia Raggi e di Chiara Appendino aprono il cuore alla speranza - dei democratici - di un ribaltone interno all’alleanza. Con il M5S che sotto sotto sa bene che quelle due città - la Capitale politica e quella operai e dell’automobile - hanno un cuore che ormai non batte più all’unisono con i grillini, anzi. Hanno bisogno di strutture partitiche forti per entrare in sintonia con la cittadinanza e il Pd si propone - soprattutto a Torino - per raccogliere l’eredità della Appendino. 

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LO SCENARIO
Napoli cuore nevralgico delle trattative, il Pd schiera due ministri come Enzo Amendola e Gaetano Manfredi, dopo la convention “IdeaNapoli” chiusasi 48 ore fa all’Ippodromo di Agnano, i due si sentono candidati in pectore alla fascia tricolore. Stanno davvero così le cose? Nicola Oddati, braccio destro di Zingaretti nella segreteria politica per le cose che riguardano il sud, a Il Mattino un paio di settimane fa ha dichiarato: «Dobbiamo avere l’ambizione di presentare a Napoli un nostro candidato, ma anche l’umiltà di fare un passo di lato se necessario perché quello che serve è costruire un’alleanza solida come quella che c’è al Governo con il M5S». La linea del partito a oggi è questa e c’è poco da fare. Certo, a 10 mesi dal voto possono cambiare tantissime cose. Ma nonostante i due ministri in campo e il giovane segretario dem Marco Sarracino che mattone dopo mattone sta ricostruendo l’identità del Pd riposizionandolo laddove deve essere, al centro dei progetti del centrosinistra, Napoli per il Nazareno potrebbe essere sacrificabile sullo scacchiere nazionale se si vara un patto con il M5S. 

LA MOSSA
Il ragionamento di questi giorni è questo: il M5S al sud - e in particolare in Campania - è l’unica regione dove può ambire a mantenere una percentuale in doppia cifra. E piazzare il candidato sindaco di Napoli significherebbe mettersi in una vetrina politica di tutto rispetto. In questo senso si sta lavorando al patto Pd-M5S per candidare a sindaco il Presidente della Camera Roberto Fico. Con la poltrona di Fico sulla quale andrebbe a sedersi Franceschini. Fico a Napoli è molto amato e non è nemmeno trascurabile che sia amico di de Magistris, in buona sostanza l’ex pm difficilmente si scaglierebbe contro. Detto questo, Amendola e Manfredi - in questo ordine - restano due validissime opzioni da spendere in casa dem in caso di mancato accordo con i grillini. Dovesse essere Fico il candidato a Napoli il Pd partirebbe all’attacco della Lega soprattutto a Torino dove fermare Salvini sarebbe fondamentale. Uno schacchiere - come si diceva - dove ci sono anche le pedine di Iv, con Migliore che difficilmente rinuncerà al sogno da napoletano di fare il sindaco di Napoli. Tutto passa, dunque, per un accordo globale nel centrosinistra. La partita è appena iniziata, la cosa certa è che Napoli continuerà - come da tradizione - a essere il laboratorio della sinistra e del centrosinistra. 

Ultimo aggiornamento: 13 Luglio, 10:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA