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Walter Albi, l'autopsia: quattro colpi fatali. E spunta il parapendio tra gli affari della vittima

Sabato 6 Agosto 2022 di Patrizia Pennella
Walter Albi, l'autopsia: quattro colpi fatali. E spunta il parapendio tra gli affari della vittima

Ucciso dai colpi di pistola alla testa e al torace. L’autopsia del medico legale Ildo Polidoro conferma la dinamica degli eventi che hanno portato alla morte di Walter Albi, l’architetto assassinato nell’agguato di lunedì sera al Bar del Parco di Pescara. Sono quattro le pistolettate che hanno raggiunto l’uomo: alla testa, al collo e al torace. Il colpo al torace si è conficcato nella schiena, senza uscire poi dalla parte anteriore. Il medico legale, nel corso dell’autopsia durata circa sei ore, ha anche effettuato i prelievi istologici classici. Depositerà le conclusioni entro i prossimi novanta giorni. L’esame entra dunque nella ricostruzione dei fatti che gli investigatori, coordinati dal dirigente della squadra mobile Gianluca Di Frischia, stanno effettuando per arrivare a dare un volto al killer che ha fatto irruzione nel dehor del Bar del Parco, scaricando la pistola contro il professionista e contro l’amico che era con lui, l’ex calciatore Luca Cavallito.

La via di fuga senza telecamere: un agguato pianificato nei dettagli
Proprio Cavallito, gravemente ferito, sembra aver superato bene anche il quarto intervento chirurgico, il più leggero, necessari ad estrarre il proiettile rimasto conficcato in una spalla. L’uomo è ancora sotto sedazione e, quando la situazione sanitaria si sarà sufficientemente stabilizzata, si potrà pensare ad un risveglio assistito. Difficilmente però i primi contatti con gli inquirenti potranno esserci in tempi brevi. In ogni caso al momento la prognosi resta ancora riservata. E Cavallito è sorvegliato a vista, così come l’intero reparto, nel timore fondato che il killer, o chi per lui, possa presentarsi per terminare il lavoro.

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Sul fronte delle indagini si lavora su più percorsi, anche seguendo gli input del sostituto procuratore Andrea Di Giovanni al quale è affidata l’inchiesta. L’ipotesi prevalente, al momento è quella di un’azione dimostrativa: né Cavallito né Albi sono un “danno collaterale”, sia l’uno che l’altro erano obiettivo dell’assassino. Al quale si sta cercando di dare un volto anche utilizzando le tecnologie più avanzate. In particolare ieri mattina la polizia scientifica è tornata sulla scena del crimine armata di apparecchiature sferocam: si tratta di una tecnica che consente la ricostruzione biometrica tridimensionale. Le riprese delle telecamere di videosorveglianza del locale sono effettuate utilizzando un obiettivo grandangolare, che tende a deformare le proporzioni di persone ed oggetti, schiacciandole ed ingrossandole. In questo modo i tecnici della scientifica dovrebbero restituire all’uomo che ha sparato la sua fisicità. Tenendo conto anche di altri aspetti: il killer ha tentato di mascherarsi indossando un giubbotto scuro di qualche taglia superiore di quella che effettivamente veste, riempiendo anche con più strati di indumenti. La parte superiore del petto era anche coperta da uno zaino, sotto il quale era nascosta la mano con l’arma in pugno. I risultati scientifici consentiranno anche di scremare le dichiarazioni dei testimoni, condizionate ovviamente dalla paura che ha attraversato quei secondi terribili. Tre ragazze sono fuggite dallo stesso punto che il killer ha utilizzato per entrare nella veranda, altre quattro si sono rifugiate sotto un tavolino, cercando di chiudere i varchi con le sedie.

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Emergono nuovi aspetti interessanti della vita imprenditoriale di Albi che, qualche anno fa, approssimativamente nel 2016, contattò il comune di Manoppello, incontrando più volte il sindaco, per proporre la realizzazione, con la formula del project financing, di una struttura sportiva originale destinata a paracadute e parapendio. L’area non fu mai trovata e l’idea non si è mai concretizzata, come forse molte di quelle maturate dall’architetto, ma in Comune, a Manoppello, Albi ancora lo ricordano e lo descrivono come una persona gentile e competente con idee di qualità e comunque molto originali. E forse proprio uno di questi progetti lo ha portato a morire mentre attendeva di prendere un aperitivo in centro a Pescara. Gli investigatori stanno esaminando il contenuto del telefonino di Albi e di tutti i dispositivi elettronici che erano nella sua disponibilità, sia per monitorare quali fossero i contatti del professionista sia per capire quali fossero i progetti a cui stava lavorando con maggiore intensità. E soprattutto quali di questi lo unissero a Luca Cavallito: è proprio dietro un affare che non si è chiuso, o che si è chiuso male, che potrebbe nascondersi il movente. Perquisizioni, ovviamente finalizzate ad acquisire nuove elementi, sono state effettuate anche in casa di Luca Cavallito: anche in questo caso la volontà è quella di capire quali siano i movimenti più recenti in cui l’x calciatore era impegnato. Su tutto però gli investigatori stanno mantenendo il più totale riserbo. Per sfruttare, se lo hanno, un eventuale vantaggio sui possibili mandanti del killer.

Ultimo aggiornamento: 12:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA