CORONAVIRUS

Covid: no antibiotici, sì paracetamolo. Le linee guida per le cure a domicilio

Mercoledì 2 Dicembre 2020 di Rosario Dimito e Graziella Melina
Covid: no antibiotici, sì paracetamolo. Le linee guida per le cure a domicilio

Il ministero della Salute fa chiarezza sulle cure da prescrivere ai pazienti Covid che si trovano a casa. Dopo diversi mesi dall'inizio della pandemia, la direzione generale della programmazione e quella della prevenzione sanitaria hanno indirizzato alle autorità sanitarie una circolare (18 pagine) sulla gestione domiciliare dei pazienti Sars Cov 2. Il documento è firmato da Giovanni Rezza e Andrea Urbani.

Sul fronte dei farmaci, si conferma il no ad antibiotici, eparina e idrossiclorochina, mentre invece «paracetamolo o fans possono essere utilizzati in caso di febbre o dolori articolari o muscolari. Altri farmaci sintomatici potranno essere prescritti su giudizio clinico». Non cambia nulla, dunque, per i medici che finora hanno seguito le raccomandazioni elaborate e via via aggiornate dalla Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg).

 

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I limiti

 

La novità della circolare, però, sta nella indicazione di parametri con i quali i medici potranno calcolare l'incidenza del rischio di ospedalizzazione del paziente. «La Cleveland Clinic - scrive il ministero - ha condotto uno studio con lo scopo di sviluppare un modello statistico», sulla base di dati anagrafici, clinici e anamnestici. «Pur con i limiti intrinsecamente legati agli schematismi tipici degli algoritmi - ammette il ministero - lo strumento può fornire utili indicazioni sul potenziale profilo di rischio del soggetto che ha sviluppato infezione da Sars Cov 2». I pazienti a basso rischio sono ovviamente quelli con una sintomatologia simil-influenzale e hanno quindi poca febbre. Per tutti gli altri, grazie al sistema cosiddetto Modified Early Warning Score (Mews) si può calcolare la gravità del quadro clinico. «Il Mews, in associazione al dato pulsossimetrico a riposo o sotto sforzo - sottolinea il ministero nella circolare- può essere utilizzato oltre che nella valutazione iniziale anche durante il periodo di follow-up».

Secondo gli esperti, l'utilizzo diffuso del pulsossimetro - un dispositivo che consente di misurare la quantità di emoglobina legata nel sangue - potrebbe ridurre gli accessi inappropriati ai servizi di pronto soccorso degli ospedali e permetterebbe di individuare i pazienti che invece hanno bisogno subito di una presa in carico da parte dei servizi sanitari. «Finalmente i medici hanno punti di riferimento chiari - ammette il presidente della Simg Claudio Cricelli - tutti i trattamenti che sono stati impiegati finora venivano utilizzati in maniera empirica. Per molti mesi abbiamo brancolato nel buio, abbiamo somministrato farmaci a volte efficaci come per esempio il cortisone, ma anche vari medicinali, l'idrossiclorochina in primis, sulla base di illazioni».

La raccomandazione che arriva ora dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo) è di «tenere in ogni casa un termometro e un pulsossimetro per aiutare il medico di famiglia nel monitoraggio telefonico, e poi a non fare scorte di farmaci inutili, in quanto, se necessario - ribadisce il presidente Filippo Anelli - sarà il medico a prescrivere le terapie adeguate. Infine, se si hanno sintomi respiratori, è importante non uscire di casa e contattare telefonicamente il proprio medico, che darà tutte le indicazioni e attiverà l'iter appropriato».
 

 

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Ultimo aggiornamento: 09:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA