CORONAVIRUS

Covid, guerra dei vaccini a colpi di fake news per avere più clienti

Sabato 17 Ottobre 2020 di Flavio Pompetti
Covid, guerra dei vaccini a colpi di fake news per avere più clienti

«Che bello il mio vaccino Bigfoot» dice il premier britannico in una foto manipolata, nella quale la testa e le mani sono quelle di uno yeti, mentre cammina a Trafalgar Square con un fascicolo Astrazeneca sotto il braccio. In un’altra foto un gruppo di persone aspetta in fila di entrare in una clinica Astrazeneca per ricevere il vaccino, e dalla parte opposta dell’edificio escono gorilla e scimpanzé. Queste immagini sono state mostrate per la prima volta dalla rete televisiva statale russa Vesti News, in un commento caricaturale del vaccino sviluppato dalla casa farmaceutica britannica presso i laboratori della Oxford University, in quanto il progetto ha usato scimmie come ponte di passaggio per trasferire il gene del Covid in laboratorio prima di elaborarlo e inocularlo su cavie umane. Una versione più cruda e fraudolenta del messaggio circola in queste ore in Internet, dove il potere del vaccino di far regredire gli umani allo stadio di primati viene dato come un fatto acclarato. 

La vicenda mostra il triste stato in cui versa la comunicazione sul web, nella quale oramai tutto è diventato credibile. Ma nel caso specifico del coronavirus, la diffamazione mostra anche la magnitudine della lotta globale per la supremazia nel campo dei vaccini, e il potere economico e politico che c’è in ballo nella ricerca, come sottolinea l’annuncio della statunitense Pfizer, la quale ieri ha chiesto una licenza di emergenza alla Fda per iniziare a distribuire il vaccino prima della fine di novembre. La Russia è stata la prima nazione al mondo a validare un vaccino la scorsa estate. L’intelligence britannica accusa lo spionaggio moscovita di averlo sviluppato sulla base di dati hackerati della Oxford University tramite attacchi lanciati dai ben noti pirati della Cozy Bears e The Duke, che hanno penetrato lo “scudo telematico” che il National Cyber Security Center aveva installato lo scorso marzo intorno ai laboratori. 

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Lo studio Oxford-Astrazeneca come gli altri sei in area occidentale che hanno raggiunto la fase della pre-produzione, risponde a rigidi criteri di controllo, e non sarà pronto almeno fino alla fine dell’anno. Lo Sputnik V russo invece è stato realizzato da aziende di stato, ed ha avuto il via libera dopo essere stato testato in patria su sole 67 cavie. Da allora è stato inoculato, sempre in Russia, su 2000 lavoratori “indispensabili”, e su 13.000 volontari. Ma è all’estero che Putin guarda per gli sviluppi futuri. I paesi ricchi (Europa, Giappone, Usa e Inghilterra) hanno già prenotato 3,7 miliardi di dosi dei vaccini ancora in fase di sperimentazione, e gli Stati Uniti hanno già speso 18 miliardi per assicurarsi scorte. Quelli più poveri sarebbero tagliati fuori a lungo dal mercato, ma le geopolitica li richiama in gioco. Russia e Cina stanno spingendo la “diplomazia del vaccino” su un bacino che va dai paesi del Golfo Persico alla regione sudorientale del pacifico. Mosca è a caccia di influenza presso i produttori di petrolio; Pechino ha nelle mani un’occasione preziosa per incunearsi nella rete di alleanze che gli Usa vantano nel Sud Est asiatico. 

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Una settimana fa il vaccino della Sinofarm cinese è arrivato in Indonesia, Brasile, Emirati arabi e Pakistan, con accordi di sperimentazione privi di fattura. Il conto verrà dopo, come i 40 miliardi di credito che Pechino vanta oggi con gran sorpresa da parte di Islamabad nei confronti del Pakistan, per gli investimenti infrastrutturali della Via della seta. Vladimir Putin si vanta di avere richieste per lo Sputnik da 50 paesi, e ha firmato l’accordo con l’Oms per agevolare la distribuzione del vaccino nei paesi più poveri. Il fronte della lotta contro l’epidemia si sta trasformando in una guerra disarmata, il cui esito potrebbe ridisegnare le zone di influenza delle grandi potenze. E in questa guerra gli Usa di Donald Trump, arroccati sul principio dell’unilateralismo e della supremazia degli interessi interni, stanno già accusando un ritardo pericoloso per i riflessi che avrà sulla politica estera. 

Ultimo aggiornamento: 11:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA