Frana di Montalbino, l'ultima prescrizione:
tre morti ma nessun colpevole dopo 15 anni

Venerdì 21 Febbraio 2020 di Nicola Sorrentino
Il reato di frana o disastro colposo è prescritto, sentenza di non luogo a procedere nel processo sulla frana di Monte Albino, a Nocera Inferiore. Si chiude così, a distanza di 15 anni, il processo nei riguardi di Franco Amato, titolare della società che gestisce la cava estrattiva che si trova a pochi metri dal luogo dello smottamento. Il giudice monocratico Raffaele Donnarumma, dopo alcune ore in camera di consiglio, ha emesso sentenza concedendo all’imputato le attenuanti generiche, che di fatto comportano la riduzione dei termini prescrizionali dai 15 ai 7 anni, dichiarando così il non doversi procedere nei suoi riguardi.

Molta la delusione in aula, specie tra i rappresentati dei comitati, familiari e amici delle vittime, che tanto si erano battuti in passato per giungere almeno ad una sentenza di primo grado. Arrivando a chiedere alla procura e al tribunale, un calendario di udienze da celebrare rapidamente per il dibattimento. L’evento che si registrò il 4 marzo del 2005, costò la vita a tre persone. Quel giorno, un pezzo di montagna si staccò portando a valle alberi e fango, distruggendo case e strappando alla vita i coniugi Matteo Gambardella e Rosa Califano, e il cognato Alfonso Cardamone. Il reato di omicidio colposo plurimo era già stato dichiarato prescritto dal tribunale diversi mesi fa. La procura, nella sua requisitoria, aveva chiesto una condanna a 5 anni di reclusione.  © RIPRODUZIONE RISERVATA