Speaker Cenzou e «Ammostro»
romanzo di formazione hip hop

spekaer cenzou in una foto di pino miraglia
ARTICOLI CORRELATI
di Federico Vacalebre

È quasi la risposta sudista e hip hop a Costretti a sanguinare questo Ammostro. Dove Marco Philopat raccontava come un urlo il movimento punk italiano visto dalla Milano da bere anni Ottanta nel suo autoprodotto romanzo di formazione Speaker Cenzou narra con la forza di un groove la generazione rap newpolitana. Storia di pancia e di testa, voce di dentro e di fuori, di radici e di ali, d'America e orgoglio per le proprie radici veraci. Come in un flusso di coscienza, come in un diario scandito dal ritmo del flow, come in una chiacchierata-jam session di piazza e di vico, Vincenzo Artigiano (così all'anagrafe), classe 1976, racconta la sua storia non per bearsi di essa, ma per (ri)portarci nel cuore della città porosa, dove J. Dilla e Pino Daniele si diedero metaforicamente la mano dopo che Afrika Bambataa e Enzo Avitabile (che non a caso firma la prefazione) l'avevano fatto realmente.

Il soul brother parla di «soldati rappatori» e Cenzou, Vicienzino-Vicienzone insomma, li racconta uno per uno, incontro per incontro, agorà per agorà (piazza San Gaetano, dove «o tiempo è d'oro», cantava il Lazzaro Felice, è il luogo di partenza, quindi arriveranno piazza del Gesù, Officina 99, la Flying Records....), lasciando poi ai singoli protagonisti il microfono, in modo che l'amarcord personale diventi corale, collettivo.

Ma qui non c'è il lasciarsi sanguinare del nichilismo post-no future, quanto la scoperta di una lingua e di una disciplina, il rap, che diventa arma di assalto gioioso al cielo negli anni della Pantera, dell'onda studentesca, dei centri sociali e delle battaglie di versi. Speaker è un altoparlante che spara rime d'ammore e di lotta, che incontra chi deve incontrare (non li cito, ci siete tutti, ci siamo tutti, anche chi non c'è più, soprattutto chi non c'è più). Se Bologna è la prima capitale dell'hip hop italiano, se Milano saprà esserne il cuore managerial-industriale, Napoli nè è il polmone creativo, il cervello ribelle, il sesso scandaloso. La vicenda di un «ragazzo un po' cicciotello» che con «le sue strane passioni risultava così atipico, così fuori luogo, così troppo con la sua strana musica», accompagna il sogno condiviso da tanti di un rinascimento proclamato e troppo presto archiviato, scandisce il beat della rap wave vesuviana che risponde a James Brown e Sly Stone a suon di Mario Merola e James Senese.
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Giovedì 28 Dicembre 2017, 10:45 - Ultimo aggiornamento: 28-12-2017 12:49
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP