«Bella e perduta», la sfida di Pulcinella nella Terra dei fuochi

di Valerio Caprara

Da un progetto risalente ai racconti di Piovene nasce «Bella e perduta» di Pietro Marcello, estrosa fiaba contemporanea che, grazie anche alla forte impronta del cosceneggiatore Braucci, si sviluppa attorno alle tragiche vicissitudini della Terra dei fuochi e del Real Sito di Carditello in particolare. La consistenza e la qualità del film orgogliosamente anti-narrativo e ostile alla produzione mainstream, nonché incalzato dalla raffica di accostamenti sparatagli addosso dalla critica (Pasolini, Bresson, Bene, e chi più ne ha…) sono ad alto rischio di predisposizioni e gusti.



La metafora portante del Pulcinella (Vitolo) inviato nella Campania dei giorni nostri per esaudire le ultime volontà del pastore Tommaso, che si prendeva cura della splendida residenza borbonica lungamente abbandonata al degrado (ma in seguito recuperata con la coraggiosa collaborazione dell'ex ministro Bray e in qualche modo restituita ai cittadini) ha richiesto uno stile temerario, in bilico tra l'ascetismo sperimentale e il compiacimento poetico-autoriale (le musiche che alternano Respighi e Nino D'Angelo), il riferimento nazional-popolare (il bufalotto parlante e lacrimoso che Pulcinella vorrebbe salvare dalla funesta sorte assegnata ai maschi della specie si chiama Sarchiapone in omaggio alla «Cantata dei pastori») e il sussidio etnografico (gli inserti degli spezzoni filmati delle antiche tradizioni pastorizie locali).



Gli autori sovrappongono, così, una lettura politica sommaria (lo sfacelo della Terra di lavoro e il giogo della camorra sarebbero colpa dell'industrializzazione degli ultimi cinquant'anni) a un'altra ben più efficace mitico-simbolica, in cui Pulcinella perde l'immortalità quando si toglie la maschera, recuperando un'amara quanto necessaria consapevolezza. Un personaggio, insomma, che non è più soltanto lo sciocco credulone, ma anche la controfigura moderna dell'antieroe ambiguo e ribelle derivato dalla figura greca dello Psicopompo, bianco come il sudario anticamente avvolto sui morti e nero come la maschera applicata al cadavere la notte prima dei funerali.
Sabato 21 Novembre 2015, 15:01 - Ultimo aggiornamento: 19 Novembre, 13:43
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