CORONAVIRUS

Coronavirus sul litorale domizio:
immigrati irregolari in fuga dai controlli

Giovedì 30 Luglio 2020 di Vincenzo Ammaliato

Il sistema di sicurezza è costante e tiene. I militari dell'esercito pattugliano ventiquattro ore al giorno il centro d'accoglienza di Villa Literno dove quattro giorni fa si sono verificati alcuni contagi al Covid fra i circa cinquanta immigrati ospiti della struttura, arrivati due settimane prima dopo uno sbarco di inizio luglio sulle coste siciliane. L'intero gruppo di richiedenti asilo politico è tenuto in quarantena. Per chi è risultato negativo dovranno trascorrere quattordici giorni prima di avere la possibilità di mettere piede fuori l'immobile. Per i positivi occorrerà più tempo, serviranno due settimane dopo il secondo tampone risultato negativo.

In ogni caso, i contagiati restano tutti asintomatici e in discrete condizioni di salute. Non a caso, la principale difficoltà delle forze dell'ordine il primo giorno in cui è stato impostato l'isolamento, è stata di contenere il gruppo nell'immobile. Tutti volevano uscire per andare a lavorare nelle vicinissime campagne dove è in corso la raccolta dei pomodori. Ma dopo un'intensa opera di convincimento il gruppo si è reso conto di non avere alternative al rispetto dell'isolamento totale.

LEGGI ANCHE Racket e minacce, arrestati i due esattori del clan

Intanto, sul territorio resta la preoccupazione per il mini contagio. Ma più che nel territorio dove si trova il centro d'accoglienza, Villa Literno, le ansie montano nella città col più alto numero di stranieri d'Italia, a Castel Volturno. La struttura che ospita gli stranieri risultati contagiati, infatti, dista una dozzina di chilometri dal centro urbano di Villa Literno e meno di trecento metri dalla via Domiziana. In pratica, si trova sulla linea di confine dei due territori, a ridosso dei quartieri ghetto del litorale casertano, dove vivono in assembramenti costanti, senza l'utilizzo di alcun dispositivo di protezione individuale e con scarsissime informazioni di carattere generale, meno che assistenza sanitaria di base, almeno 15mila stranieri non regolari.

Durante i mesi di lockdown, Castel Volturno, gravata da almeno un decennio dal problema della scarsità di risorse e servizi pubblici, per contenere la pandemia da coronavirus più che ad aiuti istituzionali si è affidata alla sorte (e alla fede, i credenti). Per fortuna i casi di contagio fra marzo e maggio si sono fermati a quattordici, relativamente molto pochi. Peraltro, nessuno fra gli stranieri.
 


Da qualche giorno, invece, sembra essere ritornato l'incubo. Prima coi positivi registrati a Destra Volturno, fra gli stranieri d'origine rom arrivati da poco dal campo profughi di Secondigliano, dove c'è un focolaio di coronavirus, e adesso col focolaio del centro d'accoglienza che solo formalmente si trova nel territorio di Villa Literno, e da dove probabilmente gli ospiti uscivano in parte per andare a raccogliere i pomodori (ovviamente abusivamente), in parte a chiedere le elemosine all'esterno delle attività commerciali del litorale.

Luigi Petrella, il sindaco di Castel Volturno, risponde che non sapeva nulla della presenza di nuovi stranieri arrivati a ridosso della sua città, di esserne stato informato solo dai media a scoppio focolaio già avvenuto. Peraltro, dal punto di vista della procedura, effettivamente, era solo l'amministrazione di Villa Literno che le istituzioni centrali avrebbero dovuto avvisare, così come è avvenuto. Tuttavia, seppure Castel Volturno ne fosse stata a conoscenza, ben poco o nulla avrebbe potuto fare per controllare l'area. Le poche risorse pubbliche a disposizione del centro domiziano sono già tutte impegnate nel controllo dei positivi di Destra Volturno. Intanto, nella città alla foce del fiume più grande della Campania non resta che continuare a incrociare le dita e a pregare affinché il contagio non dilaghi fra l'esercito di disperati.

Ultimo aggiornamento: 12:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA