Covid, blocco dei licenziamenti, scontro sulla proroga. Caso-aiuti per le imprese

Venerdì 30 Ottobre 2020 di Jacopo Orsini
Blocco dei licenziamenti, scontro sulla proroga. Caso-aiuti per le imprese

La proroga del blocco dei licenziamenti continua a dividere sindacati e imprese, con il governo in mezzo a tentare la mediazione. I sindacati minacciano: senza un prolungamento dello stop - introdotto con i provvedimenti per l’emergenza e già fatto slittare al 31 gennaio con il decreto Ristori - sarà sciopero generale. Gli industriali però restano contrari e invitano l’esecutivo a non cedere ai ricatti. Intanto la crisi colpisce duro e lo conferma anche la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che ieri ha affermato: senza le misure del governo il tasso di disoccupazione in Italia sarebbe potuto salire fino al 25%. «Per affrontare la pandemia abbiamo tutelato il lavoro, i lavoratori e l’impresa. La cassa Covid e il blocco dei licenziamenti hanno evitato un’emorragia occupazionale che avrebbe riguardato milioni di lavoratori e le cui conseguenze sarebbero state pesanti per il Sistema Paese», ha osservato ricordando che i provvedimenti di tutela del lavoro e sostegno alle imprese e alle famiglie adottati da marzo ammontano a circa 50 miliardi. 

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Oggi è in calendario un nuovo vertice tra i sindacati e il governo. «Spero che nell’incontro si trovi una soluzione, ma se non vediamo un cambiamento siamo pronti alla mobilitazione fino allo sciopero generale. Parlo anche per Furlan e Bombardieri perché siamo d’accordo», ha detto a Skytg24 il segretario della Cgil Maurizio Landini, riferendosi anche ai leader di Cisl e Uil. «Nessuno pensa che il blocco dei licenziamenti sia infinito, ma nemmeno che da febbraio si comincia a licenziare. Il governo deve impegnarsi a proteggere i lavoratori come ha giustamente protetto i ristoratori». I sindacati chiedono quindi all’esecutivo - che ha annunciato il finanziamento nella manovra di altre 12 settimane di cassa integrazione che copriranno fino al 31 marzo - di accompagnare questo periodo con una proroga del blocco. «Sarebbe assolutamente sbagliato in questo momento dare l’impressione che dal primo febbraio si può licenziare», ha rimarcato ad Agorà su Rai3 la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. «I numeri della pandemia e della crisi sociale stanno aumentando, c’è la necessità di coesione sociale che si tiene se si dà copertura ai più deboli. Finché c’è disponibilità di cassa integrazione deve essere vietato il licenziamento», ha ribadito il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri a Rainews24. 

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Ma gli industriali non vogliono che il divieto venga ulteriormente prorogato e ricordano che lo stop non c’è in alcun grande paese. In ogni caso se il governo intende mantenere nell’emergenza il divieto dei licenziamenti «l’accesso alla cassa Covid non deve prevedere aggravi per le imprese», ha sottolineato Confindustria. I sindacati, ha poi avvertito il leader degli industriali, Carlo Bonomi, dicono «o si fa questo o scendiamo in piazza. Non è un atteggiamento comprensibile oggi in questo Paese», ha proseguito chiedendosi se «il governo accetterà un ricatto di questo tipo». L’esecutivo intanto, per bocca del viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, ha assicurato: «Andremo avanti con la Cig fino a quando sarà necessario, in relazione all’andamento della situazione economica». 

 

Intanto scoppia il caso dei sostegni per l’emergenza. La Confindustria denuncia: «Scopriamo che tutti i contributi ricevuti sono soggetti al framework europeo degli aiuti di Stato e le imprese dovranno restituire quelli oltre la soglia». Secondo gli industriali in sostanza, in base a una circolare pubblicata da poco sul sito del ministero degli Affari Ue, entro fine novembre coloro che hanno avuto ristori, contributi a fondo perduto, tutto ciò che rientra negli aiuti di Stato, oltre gli 800mila euro lo dovranno restituire. «Non sussiste alcun pericolo che alcune imprese italiane debbano restituire parte delle agevolazioni e dei sussidi ricevuti quest’anno», precisa però il governo. «Sono in corso interlocuzioni tra Roma e Bruxelles per la corretta interpretazione della complessa normativa in materia, ma l’eventualità paventata della restituzione può essere esclusa fin d’ora».

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