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Whirlpool Napoli, presidio anche a Ferragosto: «Non c’è vacanza senza lavoro»

Lunedì 15 Agosto 2022 di Alessio Liberini
Whirlpool Napoli, presidio anche a Ferragosto: «Non c’è vacanza senza lavoro»

«Cercate di fare anche voi la vostra parte per questo nostro difficile Paese». Francesco Napolitano, ex operaio dello stabilimento Whirlpool di Napoli, cita il compianto Piero Angela per lanciare, ancora una volta, il suo appello e quello del resto dei suoi colleghi alla politica «destra o sinistra che sia, non ha importanza».

È l’ennesimo Ferragosto di passione, il terzo in stato di incertezza per le tute blu di via Argine che anche oggi, 15 agosto, hanno scelto di presidiare l’ormai ex fabbrica di lavatrici partenopea. Dopo tre anni e più di mille giorni di vertenza i metalmeccanici napoletani sono ancora qui. Decisi a combattere per difendere il proprio futuro lavorativo e quello di un intero territorio che soffre, da decenni, della mancanza di un’occupazione stabile che crei sviluppo per tutta l’area orientale del capoluogo di Regione.

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«Non c’è vacanza senza lavoro, non ci può essere» spiegano amareggiati, ma non rassegnati, gli operai. Mentre il pensiero cade, inesorabilmente, al prossimo futuro e le speranze annesse al piano di riconversione del sito. Dopo la brusca frenata, avvenuta solo qualche giorno fa, dell’Adler: l’azienda capo fila del progetto di reindustrializzazione proposto ad agosto 2021 dal ministero dello Sviluppo Economico.

«Alla luce degli ultimi eventi questo Ferragosto poteva essere diverso – spiega Giovanni Fusco, Rsu di fabbrica e sindcalista Fiom – lo scorso 4 agosto abbiamo avuto un incontro con le istituzioni. Ci sono state dette cose precise e ci basiamo su quello che è emerso quel giorno».

Ovvero la data del prossimo 25 agosto come termine ultimo per risolvere i problemi ambientali, riscontarti nello stabile di Ponticelli, ed arrivare quindi ad un «parere definitivo del ministero della Transizione ecologica sulla possibilità di intraprendere una nuova attività produttiva nel sito ex Whirlpool di Napoli».

«Abbiamo un’aspettativa importante per quella data – precisa Fusco - che ci porterà alla prima metà di settembre per la presentazione del piano industriale e un accordo quadro che possa, finalmente, dare una luce di speranza ai lavoratori che sono in lotta da tre lunghi anni».

«Questa – osserva l’operaio – è diventata una vertenza che non rappresenta più solo i lavoratori di questo sito ma la forza di rinascita di un intero Paese che - pur avendo subito, negli ultimi anni, una pandemia, una crisi economica e problemi variegati di natura politica – reagisce creando i presupposti per un’opportunità lavorativa che non è solo per noi. Ma anche per le future generazioni. La nostra lotta è per un territorio intero».

Dietro la lotta dei lavoratori di oggi c’è infatti la storia di un’area cittadina che ormai è conosciuta come l’ex area industriale di Napoli. Ma che in passato ha goduto di un vero e proprio “miracolo industriale” tutto napoletano. Francesco, ad esempio, si emoziona quando, casualmente, tra le foto affisse nel Cral dei lavoratori scorge anche uno scatto – risalente alla fine degli anni Novanta - dove compare suo padre, seduto in platea alle spalle dell’allora sindaco della città, Antonio Bassolino.

«Siamo legati a questa fabbrica – racconta l’operaio – proprio perché i nostri genitori ci hanno inculcato, fin da piccoli, le radici del lavoro. Il mio appello oggi lo faccio pertanto alle istituzioni, anche in vista dell’imminente tornata elettorale di settembre, bisogna che ognuno faccia la sua parte e forse ce la potremmo fare. Serve buona volontà e impegno, da parte di tutti. Bisogna mettere al centro, al posto delle ideologie politiche, la persona e chiaramente il lavoro».

Sullo sfondo, di questa crisi che nel tempo è diventata emblematica per la lotta in difesa del lavoro nel Mezzogiorno, resta l’emergenza legata alla criminalità che, a differenza dell’occupazione, qui aumenta anno dopo anno, o meglio giorno dopo giorno.

«A Napoli Est – evidenzia il lavoratore Alessandro Sigala -  sono rimaste solo le rovine industriali. Noi crediamo che l’intera città debba continuare ad avere ancora una missione industriale: non si può vivere solo di turismo e terzo settore». «Questa è una realtà molto depressa – grida, silenziosamente, Alessandro – dagli anni Settanta, dove c’è stata la deindustrializzazione i quartieri della sesta municipalità si sono impoveriti molto».

E a giovarsi di ciò è stata solo «la criminalità che sul territorio è aumentata a dismisura. Napoli, e in particolare la sua periferia orientale, ha bisogno di lavoro, specialmente per i giovani. Nel contesto in cui siamo non possiamo più permetterci di perdere fabbriche come questa. Ora si passi ai fatti. Le promesse e le lacrime, proposte davanti alle telecamere, vogliamo che si tramutino in fatti, fatti concreti».  

Ultimo aggiornamento: 16 Agosto, 17:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA