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Siccità, primi razionamenti: acqua contesa tra Regioni. E scattano le limitazioni in casa

Martedì 21 Giugno 2022 di Giusy Franzese
Siccità, primi razionamenti: acqua contesa tra Regioni. E scattano le limitazioni in casa

Divieto di usare l’acqua dei rubinetti per innaffiare le piante di giardini e terrazzi privati, divieto di riempire le piscine, di lavare le auto private, in alcune aree ci saranno fasce orarie di erogazione, utilizzo dell’acqua soltanto per usi domestici primari e sanitari. Mentre tutta l’Italia continua ad essere soffocata dalla morsa del caldo e dalla mancanza di piogge, la parola d’ordine che sta per essere diramata per fronteggiare la siccità in tutta la penisola è: evitare gli sprechi. Dopo le prime ordinanze comunali, sono in arrivo quelle regionali. In allerta ci sono tutte le regioni del Nord, ma anche quelle del Centro, a partire da Lazio, Umbria, Toscana ed Emilia Romagna. 

Già oggi l’argomento potrebbe essere affrontato nella riunione della Conferenza delle Regioni, convocata anche per domani con la presenza del capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, il quale ieri ha partecipato alla riunione tecnica a Palazzo Chigi (con i capi di gabinetto e i capi dipartimento dei ministeri dell’Agricoltura, della Transizione ecologica, della Mobilità sostenibile, dello Sviluppo economico, dell’Economia e degli Affari Regionali) coordinata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli. Una riunione in cui si è “fotografata” la siccità in tutta Italia. «La situazione è delicata» ha ammesso il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli. Delicata e complicata vista la frammentazione delle competenze in materia. I supertecnici governativi si rivedranno presto (la data ancora non è fissata) per valutare possibili soluzioni. 

Ma il tempo è poco, i raccolti rischiamo di decimarsi, gli incendi di divampare, e così dalla Conferenza Stato-Regioni arriverà la richiesta al governo della dichiarazione dello stato di emergenza. Sarà la base giuridica per i razionamenti. Ma tra le Regioni avanza anche un’altra richiesta al governo: mettere a disposizione risorse, anche del Pnrr, per creare nuovi invasi. E intanto si levano alte le voci degli agricoltori che reclamano ristori. Si è già perso - sostiene Coldiretti - il 15% della produzione agricola nazionale, il rischio è che si arrivi al 30%. Anche gli allevatori sono preoccupatissimi: a causa del caldo le mucche, ad esempio, stanno producendo fino al 10% di latte in meno. 

Nel frattempo i governatori hanno già iniziato a muoversi autonomamente. Chiedendo ai cittadini di utilizzare l’acqua solo per i bisogni primari e stringendo accordi con le aziende energetiche per aumentare la percentuale di uso di acque lacustri da dirottare verso l’agricoltura e gli acquedotti. Con i livelli del Po sempre più bassi, Alberto Cirio, governatore del Piemonte, ieri ha decretato l’allarme rosso e chiesto aiuto alla Valle d’Aosta. Ma la risposta non è stata quella che si aspettava. «Non possiamo aiutare il Piemonte, anche la nostra regione sta riscontrando gravi criticità dovute alla carenza idrica. Abbiamo i nevai già sciolti come se fossimo ad agosto e temperature altissime anche fino a 4.000 metri» ha detto Erik Lavevaz, presidente della Valle d’Aosta. L’Osservatorio permanente sul Po, che monitora costantemente la situazione, ieri ha stabilito il passaggio dal «livello medio» di severità idrica allo «stato di severità idrica alta». 

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Il letto del fiume si è abbassato a livelli record da almeno 70 anni, e in superficie è aumentata la concentrazione salina. Cosa che rende ancora più difficoltosa l’irrigazione nei campi che, per ora, comunque continuerà, anche se ridotta del 20% come suggerito dall’Autorità di Bacino del Po. E svaniscono le speranze di avere un aiuto dal lago di Garda. La Comunità del Garda, presieduta dalla ministra Mariastella Gelmini, si è infatti detta contraria alla possibilità di usare la sua acqua, che già serve per il Mincio. Peggiora la situazione del lago Maggiore: in due giorni il livello è sceso di un altro metro. Nei comuni circostanti per ora si fa fronte all’emergenza con le autobotti, e il razionamento dell’acqua nelle ore notturne.  

La situazione diventa sempre più difficile ogni ora che passa. Il Veneto è in allerta. In Emilia-Romagna già da oggi scatterà lo stato di calamità. Ma il caldo africano e la siccità sta colpendo duro anche nelle regioni centrali. Fiumi come l’Arno, il Tevere e l’Aniene sono in grande sofferenza. Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, ieri ha annunciato la proclamazione dello stato di calamità naturale: «È il primo step» ha avvertito. «Nelle prossime ore - ha continuato Zingaretti - scriverò a tutti i sindaci del Lazio chiedendo loro intanto di adottare dei provvedimenti preventivi con ordinanze per il risparmio idrico».

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