CORONAVIRUS

Con il virus cambiano processi e inchieste,
più interrogatori in video, ecco le novità

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Egle Priolo
Il procuratore Cantone

«Sì ad una forte informatizzazione della fase delle indagini e dell’accesso agli atti e agli uffici giudiziari da parte dei difensori. Ferma contrarietà alla dematerializzazione del processo penale». Questa la posizione degli uffici di via Fiorenzo Di Lorenzo che, in un'inconsueta sinergia, ha firmato insieme ad altre importanti procure con l'Unione delle camere penali il documento inviato al ministro della Giustizia in vista del varo del pacchetto giustizia, con misure per contenere la diffusione del contagio da coronavirus negli uffici giudiziari. Il procuratore Raffaele Cantone, infatti, con i capi delle procure di Roma, Milano, Torino, Salerno, Reggio Calabria, Catanzaro, Palermo, Firenze e Napoli, ha chiesto ad Alfonso Bonafede (che nel decreto Rilancio già parla di udienze a porte chiuse, indagini da remoto, detenuti in videoconferenza) di pensare a misure «idonee ad assicurare il mantenimento di adeguati livelli di efficienza e di tutela dei diritti fondamentali». E in linea generale «non possono riguardare la disciplina dell'udienza dibattimentale e dello svolgimento del giudizio di merito, data l'intangibilità del principio dell'oralità, cardine della formazione in contraddittorio della prova nel processo penale». Ci sono comuque «spazi per un urgente intervento legislativo razionale e costituzionalmente coerente». Di qui le proposte comuni, a partire dall'attribuire valore legale al deposito di atti del difensore mediante Pec e dal prevedere «l'accesso da remoto, anche dei difensori, al sistema Tiap, per la conoscenza e il rilascio di copia degli atti depositati unitamente a provvedimenti cautelari o in vista del giudizio». La parte più significativa degli interventi suggeriti è quella cehe chiede di «prevedere lo svolgimento delle indagini da remoto, compresi - con il consenso della parte interessata - l'interrogatorio da parte del Pubblico Ministero della persona detenuta nella fase delle indagini e l'interrogatorio, richiesto all'esito della notifica dell'avviso ex art. 415 bis, dell'indagato anche se libero e gli altri atti per i quali sia necessaria la presenza della persona sottoposta ad indagini».

Ultimo aggiornamento: 11:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA