Napoli femminile, Sibilio
e il sogno chiamato serie A

Domenica 28 Giugno 2020 di Diego Scarpitti
Sara Sibilio
Il mare bagna Napoli, Posillipo incanta con la sua sconfinata bellezza. Scudo e sfondo il Vesuvio. Si allarga l’orizzonte e si moltiplicano i sogni, calcistici e professionali, di Sara Sibilio, attaccante del Napoli femminile. Cavalcata trionfale, seppur interrotta, quella delle tartarughine, che hanno centrato l’obiettivo tanto atteso: la promozione in serie A. Le azzurre si sono rivelate più forti degli imprevisti e delle avversarie, dominando letteralmente la cadetteria, a spese del San Marino e della Lazio.

«Emozione indescrivibile, perché sono nata con il Vesuvio di fronte casa. Da giocatrice non potevo desiderare di meglio che una scalata dalla C alla A. Sono veramente senza parole. Emozioni che in poche provano e sono contenta che la società, mister Giuseppe Marino e le ragazze mi abbiano dato l’opportunità di poter scalare insieme la vetta». Impossibile nascondere la felicità, colorata di azzurro ovviamente. Il pallone in rosa, declinato al femminile, ha le sue ragioni, naturalmente misteriose, che la ragione non conosce. Pensiero mutuato da Blaise Pascal, ripreso da Antoine de Saint-Exupéry nel Piccolo principe. Questioni di cuore complicate da spiegare.
 
 

«Sin da piccola giocavo con i ragazzi per strada. Le partite del Napoli le ho sempre guardate, così come ho sempre tifato per gli azzurri, anche in C. Passione da sempre, inspiegabile. Prendevo il pallone e andavo a giocare il sabato e la domenica», racconta Sara, che ammette. «Da buona napoletana, il sogno sarebbe riuscire a coronare lo scudetto. Il tricolore manca da molto». E in effetti sono intercosi già 30 anni dalla fragorosa apoteosi di massa.

Il futuro rotola sul rettangolo verde. «E’ il prossimo traguardo da calciatrice. Sono aperta ad ogni tipo di prospettiva. L’avvenire può preservare buone sorprese. Aspetto solamente di realizzare che siamo in A», spiega la giocatrice classe’93.

Festeggiamenti in epoca di distanziamento sociale. «Se fossimo state tutte a Napoli e avessimo vinto sul campo, il presidente Lello Carlino avrebbe organizzato una super festa: ci avrebbe trattato come regine. Siamo sparse per l’Italia e l’Europa. Il patron sta pensando a qualcosa, ci sarà modo di radunarci. Una promozione non vissuta sul campo è comunque diversa».

Il Covid-19 ha scompaginato i piani sportivi e non solo. Si sono immediatamente mostrate sensibili Sara e le sue compagne, mostrando vicinanza concreta all’ospedale Cotugno. Iniziativa lodevole e importante. «Ci siamo subito attivate, perché mio zio Francesco Scarano ha lavorato in prima linea e ha fronteggiato l’emergenza pandemica, insieme ai suoi colleghi. Il nostro sostegno ha ricevuto un buon riscontro in un momento indescrivibile, che ancora desta delle preoccupazioni. Tramite un semplice video, sono contenta che il Napoli femminile abbia sposato la causa dei medici del Cotugno, che ringraziamo per gli sforzi profusi». Sport e sociale connubio perfetto.

Atletica e calcio, in famiglia lo sport è di casa. «Alessandro è il grande campione. Io cerco di essere umile e allenarmi al 100%. Provo a dimostrare di essere affidabile per le ragazze e la società, ricavando spazi utili per il bene del club, che rappresenta una città come Napoli», argomenta Sara, orgogliosa del fratello campione del mondo under 20 nel 2018. Protagonista anche agli Europei di Grosseto (2017), dove si è messo al collo l’argento dei 400 ostacoli e l’oro della 4x400 grazie a un’altra prodigiosa rimonta ribattezzata «rettilineo Sibilio». Si sostengono a vicenda. «Alessandro è stato contentissimo della promozione. Sarà presente a Napoli – Juventus. Uno dei primi a complimentarsi. E’ contento ed è bello avere una famiglia di sportivi. Mio fratello comprende bene cosa voglia dire raggiungere il traguardo: spero venga alle partite, per sostenerci». Dallo sprinter tenta di carpire preziosi segreti. «Con Ale allenamenti d’estate, di solito. Corsetta insieme, poi lui vola, mentre io tengo il mio passo», rivela sincera.

Conciliare studio e sport impresa titanica. «Non è facile in Italia». Laureata in Ingegneria chimica: voto 108 e applausi. «Sono all’ultimo anno del dottorato di ricerca in bioingegneria: riproduzione di tessuti umani in laboratorio (organ on chip, ovvero riproduzione di organi umani su chip in miniatura)». Impegnata non solo in campo. «Un’altra parte importante della mia vita, di cui sono particolarmente affascinata. Riesco a lavorare la mattina, allenarmi la sera. Sono davvero felice nel combinare il tutto». Guidata da Giuseppe Marino, assorbe le indicazioni del direttore sportivo Francesco Tripodi, all’università federiciana supervisionata da Paolo Netti, tutore e mentore per la sua crescita didattica. Cattedratica nel cuore. «Magari ordinario alla Federico II, vera eccellenza nel mondo. Professori bravissimi. Lo spero». Incrocia le dita la posillipina, maglia numero 24 «dall’inizio della carriera», tiene a precisare.

Prima del lockdown ha preso parte alla maratona di Napoli insieme all’estone Vlada Kubassova, centrocampista inamovibile e di qualità. Ha esultato nel rispetto delle norme previste per la vittoria della Coppa Italia. «Sono contenta per Gattuso, se lo meritava. Così come i giocatori legati alla maglia del Napoli. La squadra ha ritrovato stimoli giusti». Fuoriesce convinta la sua napoletanità, tratto distintivo di appartenenza e identificazione. «Ammiro Cavani, incontrerei Maradona e anche il matador. Mi affascina Dries Mertens».

Testa proiettata all’imminente ripresa. «In famiglia felicissimi, sapendo dei miei sacrifici e quanto ci tenessi. Vacanze non ce ne saranno, perché si riparte subito. Il 22 agosto la prima di campionato», conclude Sibilio. «Sarà un Napoli competitivo, che cercherà di dire la sua anche su campi difficili contro la Juve, Inter, Fiorentina, Milan. A Napoli c’è quel qualcosa in più che altri non hanno. Dimostreremo, nei fatti, che veniamo da Napoli». Il mare, Posillipo e l’immensità azzurra.
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