LUIGI DE MAGISTRIS

Napoli zona gialla, l’ordinanza di de Magistris è un flop: tanti assembramenti e nessuna strada chiusa

Sabato 6 Febbraio 2021 di Paolo Barbuto
Napoli zona gialla, l’ordinanza di de Magistris è un flop: tanti assembramenti e nessuna strada chiusa

Non v’aspettate la consueta rubrica sul folle assalto alle strade della città in un week end di sole e pandemia. Stavolta la questione cercheremo di inquadrarla da una prospettiva differente, che non è quella della scarsa propensione al distanziamento dei napoletani: in questo caso l’obiettivo va puntato sulle decisioni del sindaco di Napoli il quale, esattamente quattro giorni fa, ha diffuso un’ordinanza. In quel documento vengono individuate ben 75 strade e piazze della città (l’elenco lo leggete nella colonna qui di fianco) a rischio sovraffollamento e viene imposto alle forze dell’ordine e di polizia di imporre la chiusura al transito pedonale in quelle strade in caso di rischio assembramento. 

Sapete ieri quanti interventi hanno effettuato i vigili di Napoli per limitare l’accesso in strade e piazze sovraffollate? Nessuno. E nessuna operazione del genere è stata messa in atto da parte di polizia o carabinieri per far rispettare l’ordinanza di DeMa. 

A questo punto le ipotesi sul tavolo sono due: o le strade della città sono state sempre, costantemente, al di sotto dello spaventoso rischio assembramento che consente al Covid-19 di riprendere quota e continuare a contagiare (e ammazzare) centinaia di persone al giorno, oppure gli assembramenti ci sono stati ma è stato deciso di non prendere in considerazione l’ordinanza del sindaco e quindi di non intervenire. 

Ma siccome noi viviamo con la certezza che il sindaco di Napoli pretende il rispetto delle sue stesse ordinanze e personalmente vigila affinché vengano messe in pratica, abbiamo una sola via d’uscita, convincerci del fatto che ieri a Napoli nessun luogo ha mai raggiunto i limiti del sovraffollamento. 

 

Cioè, vorremmo a tutti i costi credere che non ci sono state violazioni all’ordinanza del sindaco della terza città d’Italia, però il nostro lungo percorso nelle strade del caos e le decine di fotografie che hanno scattato i fotoreporter del nostro quotidiano, non ci consentono ampi margini di manovra. Insomma, ieri a Napoli c’è stato il caos. Eppure l’ordinanza inapplicata di DeMa parte proprio dall’esempio dell’assalto dei week end e nelle prime righe spiega che bisogna intervenire proprio perché «nello scorso fine settimana si sono verificati affollamenti per le strade cittadine, in particolare del centro, del Vomero e del lungomare, che hanno determinato pericolose situazioni di assembramento. Nonostante le raccomandazioni impartite ai cittadini e i controlli effettuati a livello locale, tali concentrazioni di persone costituiscono evidenti occasioni di potenziale diffusione del contagio in quanto favoriscono un’attenuazione anche involontaria del rispetto del distanziamento e del divieto di assembramento».

Tutto chiaro, le passeggiate del week end, secondo il sindaco di Napoli rappresentano una evidente situazione di pericolo di allargamento del contagio, dunque di fronte al gran pericolo bisogna prendere provvedimenti. 

Forse, allora, sono i provvedimenti che non hanno la giusta forza: la chiusura di una strada solo “a tempo”, su decisione delle forze dell’ordine e solo per il periodo necessario allo smaltimento del sovraffollamento, è in realtà un provvedimento inapplicabile.

 

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Solo a Napoli il sindaco si rifiuta di individuare e chiudere preventivamente i luoghi a maggior rischio caos. DeMa, nella sua personale visione del problema, sostiene che se si chiude una piazza subito se ne affolla un’altra, lo dice con tenacia da mesi senza far tesoro delle esperienze di altre grandi città d’Italia che contraddicono il suo tenace punto di vista.

A Bologna da mesi le piazze della movida sono chiuse e non si registrano assembramenti altrove. L’altro giorno è stata inibita anche l’ultima piazza disponibile, quella della zona universitaria, piazza Scaravilli, perché anche lì i giovani iniziavano a esagerare. A Roma il progetto è ben strutturato: nelle strade a maggior rischio caos (zona Tridente e Piazza del Popolo) si accede solo tramite corridoi di transenne che consentono di limitare l’afflusso e gestire il deflusso. Poi ci sono le chiusure mirate come quella di venerdì scorso a San Lorenzo dove i vigili hanno sgomberato e chiuso piazza dell’Immacolata perché c’erano troppe persone. C’è, tra l’altro, anche l’esempio di Firenze dove il sindaco Nardella ha imposto il divieto di stazionamento all’esterno dei locali, in modo da evitare assembramenti da movida: ci sono pattuglie di vigili, polizia e carabinieri che passano ad ogni angolo, a loro basta un cenno perché le persone sloggino dall’esterno dei locali e cancellino l’ipotesi di assembramento.

Se poi vogliamo restare nei paraggi senza scomodare le grandi metropoli, possiamo affacciarci verso Portici dove ieri è stato inibito il Granatello proprio per evitare caos. Insomma certe ordinanze vengono scritte e fatte osservare dappertutto senza problemi.

Qui a Napoli, di possibilità per mettere in atto l’ordinanza del sindaco de Magistris ce ne sarebbero state a decine, nella giornata di ieri: a partire dal primo mattino e fino a sera inoltrata quando il popolo della movida ha mostrato il peggio di se. 

Il sindaco lo scorso week end aveva mostrato preoccupazione per tre zone di Napoli: Vomero, Centro e Lungomare. Se non siete stati in nessuno di questi tre luoghi provate a guardare le foto in cima a questa pagina e fatevi un’idea di quel che c’è stato. Insomma, se un sindaco è preoccupato per tre particolari zone della città, cosa fa? Chiede che almeno in quelle tre zone ci sia rigore massimo e se vede che non c’è rigore scende in campo e tuona la sua rabbia. Ieri non abbiamo osservato alcun rigore e non abbiamo sentito tuoni di rabbia.
Il resto del quadro cittadino potete anche farlo da voi. In questa pagina c’è l’elenco dei 75 luoghi che avrebbero dovuto essere monitorati: se siete passati in almeno uno di quei luoghi sapete perfettamente come sono andate le cose.

 

Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio, 11:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA