Covid, un bollettino a parte per i non vaccinati: «Così rischi più chiari»

Lunedì 30 Agosto 2021 di Francesco Malfetano e Diodato Pirone
Covid, un bollettino a parte per i non vaccinati: «Così rischi più chiari»

In Italia ormai le pandemie sono due: una colpisce, lievemente, i vaccinati; l’altra mette in pericolo, molto grave, i non vaccinati. Ce ne renderemo conto meglio fra qualche giorno perché cambierà l’ormai storico Bollettino che da 18 mesi aggiorna i dati su contagi, ospedalizzazioni e decessi da Covid-19. Nel giro di qualche settimana infatti, le Regioni invieranno a Roma tutti i dati in loro possesso separandoli per vaccinati e non vaccinati. L’unico ostacolo al varo del doppio Bollettino sono le Regioni stesse: alcune, come ad esempio Campania, Sicilia e Veneto, già monitorano separatamente i dati, altre recupereranno a settembre.

L’obiettivo è chiaro: verificare sul territorio l’effettiva gravità del contagio e indicare a quanti ancora sono indecisi sulla vaccinazione il livello di pericolo che stanno correndo. 

«L’idea di fondo - spiega un alto funzionario del ministero della Sanità che sta lavorando al dossier - è di evidenziare le due epidemie distinte, una degli immunizzati che raramente finiscono intubati e una dei non vaccinati, ma anche prevenire le fake news che si moltiplicheranno quando in autunno le ospedalizzazioni saliranno». In parole povere il ministero della Sanità vuole evitare quello che è successo in Israele dove la viariante Delta ha spedito in ospedale anche una quota di vaccinati facendo esplodere la propaganda no vax. «In realtà - spiega l’alto dirigente - La percentuale di vaccinati ricoverati in Israele è infinitamente più bassa di quella dei non vaccinati. Questi ultimi sono pochi e dunque per un paradosso statistico è sembrato che i vaccini non funzionassero quando è vero invece l’esatto contrario». La dimostrazione matematica di quanto si sostiene al ministero della Sanità arriva dai dati inediti delle Regioni che pubblichiamo nel grafico in alto. 

Un dato spicca su tutti esaminando le cifre raccolte da Campania, Sicilia e Veneto: in tutt’e tre le Regioni sia la quantità di non vaccinati ricoverati nei Reparti Covid che nelle terapie intensive è enormemente superiore a quella di chi si è protetto. In Sicilia ad esempio lo scorso 24 agosto c’erano 24 vaccinati in terapia intensiva su una platea di 2,9 milioni di persone con almeno una dose. I non vaccinati in rianimazione erano invece 78 su 1,6 milioni di persone. Particolarmente significativi i dati di Campania e Veneto che riflettono monitoraggi lunghi. Nella Regione guidata da Luca Zaia, ad esempio, da maggio fino a fine agosto, quindi per un periodo lungo più di 100 giorni, sono stati intubati solo 25 vaccinati contro ben 256 non vaccinati. Siamo a 10 volte di più ma in realtà la differenza di protezione è enormemente più ampia perché i non vaccinati veneti sono meno di un terzo rispetto ai “protetti”. 

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Assai interessanti i risultati dell’ampio monitoraggio condotto dalla Regione Campania dall’8 marzo. Nella parte centrale del grafico in alto si può osservare l’evoluzione dei contagi in Campania dopo la diffusione della variante Delta. Ebbene, se a fine giugno appena lo 0,12% dei vaccinati con due dosi si infettava dopo 15 giorni dalla somministrazione, questa percentuale è salita al 3,5% a fine agosto. Molto peggiori i risultati per i non vaccinati per i quali il pericolo si è triplicato passando da una percentuale di positività del 4% ad una di quasi il 13%. In Campania negli ultimi 100 giorni ci sono stati quasi 29.000 contagi fra i non protetti contro i poco più di 1.300 per gli immunizzati. La Campania, infine, sta controllando sul campo anche l’efficacia dei vaccini, con Pfizer e Moderna che (a 15 giorni dalla seconda dose) hanno consentito l’infezione di appena l’1% di coloro che li hanno ricevuti. 

 

Ultimo aggiornamento: 31 Agosto, 10:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA