Coronavirus, boom di medici infettati: mancano i kit per proteggerli

Sabato 7 Marzo 2020 di Valentina Errante

Le scorte arriveranno. Mascherine e guanti, che rischiavano di diventare irreperibili anche nei pre-triage, dove i casi a rischio coronavirus vengono esaminati, saranno forniti per decreto. Ma adesso l'allarme riguarda i reparti e i pronto soccorso, dove i pazienti si presentano per altre patologie o emergenze e poi risultano positivi al test. Cresce il numero di specialisti in quarantena: sono 250 i medici attualmente in isolamento, alcuni di questi contagiati, secondo la stima del presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro. E in situazioni analoghe si trovano anche i medici di base: 150 in quarantena, in isolamento o ricoverati. Nessuno può sostituirli, per ciascuna assenza restano potenzialmente circa 1.500 cittadini senza punti di riferimento sanitario sul territorio. Ovvero oltre 200.000 in tutta Italia. Per questo si è stabilito che i medici che entrino in contatto col virus saranno sottoposti quotidianamente al tampone, ma non andranno automaticamente in quarantena.

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MEDICI DI FAMIGLIA
A dare l'allarme è Silvestro Scotti, segretario della federazione dei medici di famiglia: «I numeri continuano a crescere e trovare dei sostituti è sempre più difficile», dice. «Non abbiamo dati ufficiali - continua Scotti - per capire quanti medici e infermieri, in ospedale e sul territorio, siano ora infetti, in quarantena o in isolamento, ovvero quanto a lungo potremo continuare a curare italiani. Questo dato sembra non interessare a nessuno». Il motivo è che «mancano ancora mascherine e occhiali speciali anti infezioni» e che «nonostante gli avvisi, continuano a venire negli studi medici pazienti senza chiamare prima telefonicamente, con il rischio che possano essere affetti da coronavirus».

I REPARTI
Ieri, a Napoli, è rimasto chiuso fino alle 18 il pronto soccorso dell'ospedale San Paolo, nel quartiere Fuorigrotta. Un medico intervenuto per assistere un paziente, risultato poi positivo al tampone per il coronavirus, analizzato giovedì nel laboratorio del Cotugno «non ha indossato i dispositivi di protezione, nonostante fossero disponibili e successivamente ha completato il suo lavoro nel pronto soccorso». Il medico è stato messo, d'ufficio, in quarantena domiciliare ed è stato necessario l'intervento di sanificazione dei luoghi.

AMBULATORI CHIUSI
Negli ospedali della Lombardia tutti gli esami diagnostici non urgenti sono stati sospesi: ambulatori chiusi e medici impegnati nei reparti a gestire l'emergenza coronavirus negli ospedali. È il nuovo provvedimento che sarà effettivo da lunedì. La misura finalizzata a recuperare medici e infermieri da utilizzare in Terapia intensiva e Pneumologia. Lo stop alle attività ambulatoriali negli ospedali lombardi per l'emergenza coronavirus riguarderà anche le visite in regime di intramoenia. Anche la sanità privata convenzionata sta assumendo le stesse misure

MOLINETTE
Dopo un giorno di chiusura per allarme covid-19 ha riaperto il reparto di Medicina generale dell'ospedale torinese delle Molinette, il più grande del Piemonte. Due coniugi (entrambi ultrasettantenni) erano ricoverati in Medicina generale, e quando le loro condizioni si sono complicate, hanno rivelato una circostanza che per qualche ragione avevano dimenticato di riferire durante il pre-triage: il figlio che per ragioni professionali soggiorna in una zona vicina a quella del focolaio dell'epidemia. Cosicché è stato fatto il tampone. Ieri sera è arrivato il responso. La moglie è stata portata all'Amedeo di Savoia. Il marito, il cui quadro è definito «più complesso», è rimasto alle Molinette ma è andato in rianimazione. In ospedale, intanto, è arrivata la quarantena per circa 25 infermieri e una mezza dozzina di medici. Reparto chiuso e trasferimento dei pazienti.

Ultimo aggiornamento: 13:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA