La frana di Amalfi: tre indagati,
c'è anche il vicesindaco

Giovedì 6 Gennaio 2022 di Petronilla Carillo
La frana di Amalfi: tre indagati, c'è anche il vicesindaco

Cooperazione nel delitto colposo per frana e danno. Sono questi i titoli di reato che la procura di Salerno ha riconosciuto al vicesindaco di Amalfi e a due tecnici del Comune per la frana di febbraio dello scorso anno, frana che divise per mesi, in due, la Costiera amalfitana e che soltanto per fortuna non causò vittime. In quella circostanza gli abitanti di una palazzina rimasero sospesi per ore in attesa dell’arrivo dell’elicottero perché non vi erano altri modi per metterli in salvo in sicurezza. 

I sostituti procuratori Francesca Fittipaldi e Mafalda Daria Cioncada hanno firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico del vicesindaco Matteo Bottone, del dirigente dell’Ufficio tecnico comunale Giuseppe Caso, e dell’ingegnere responsabile del settore Innovazione e Ambiente, Pietro Fico (quest’ultimo di Afragola). Il provvedimento è stato notificato dai carabinieri del capitano Umberto D’Angelantonio il 22 dicembre scorso. 

Secondo quanto rilevato dalla procura, sulla base delle meticolose indagini svolte dai carabinieri della compagnia Amalfi, i tre indagati avrebbero colpa nella frana in quanto non si sarebbero attivati tempestivamente per «individuare computamente le cause dell’evidente avvallamento, a loro noto, della pavimentazione pedonale di via Annunziatella». Secondo quanto rilevato proprio dai militari del capitano D’Angelantonio, nel corso delle indagini, sarebbero state diverse le segnalazioni fatte dai cittadini e tecnici interessati ai lavori fin dal 6 novembre del 2020. E non solo. Il 5 ottobre del 2020 il vicesindaco Bottone eseguì ancche un sopralluogo assieme a due geologi in quanto uno di quegli avvallamenti aveva causato «visibili fratture lungo la base del prospetto principale dell’abitazione della famiglia Cobalto». Agli atti del fascicolo, la stessa famiglia, ha anche fornito le fotografie delle lesioni. In quella circostanza, fa presente la procura, nessuno dei tre si sarebbe adoperato «al fine di risolvere le segnalate criticità che determinavano lpevento franoso del costone Vegliandola di Amalfi all’altezza della strada comunale di via Annunziatella i cui detriti inondavano la Statale 163 all’altezza della galleria di via Matteo Camera e della sottostante via lungomare dei Cavalieri». 

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Nel corso delle indagini, la procura affidò la perizia tecnica aò team del professore universitario di Fisciano, Settimio Ferlisi, che, alla fine di una lunga analisi dei materiali raccolti e di studi geologici stabilirono che, ad aggravare la frana sarebbe stato anche lo sradicamento di un albero di fico in un determinato punto della montagna. Le indagini dei carabinieri, invece, si sono basate sulla raccolta di informazioni da parte di cittadini e tecnici che avevano lavorato, a più riprese, sul rifacimento della strada. È stato allora che hanno raccolto le testimonia ze di quanti avevano personalmente riferito al vicesindaco degli strani avvallamenti e del fatto che la parete rocciosa del costone trasudava di continuo acqua. Resta ora da spiegare agli inquirenti come mai non siano mai stati effettuati interventi di messa in sicurezza. Lo sradicamento di questo albero, secondo il perito, avrebbe indebolire l’assesto idrogeologico del terreno. Il fico sarebbe stat eliminato per consentire al Comune di Amalfi, nel 2017, di eseguire i lavori di «pulizia e consolidamento del muraglione a tutela della pubblica incolumità» proprio al costone Vagliendola. Lavori che, stando ai periti della procura, sarebbero stati ben eseguiti utilizzando, tra l’altro, materiali di qualità. 

Ultimo aggiornamento: 11:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA