Godano, ballate dalla guerra «mente-cuore»

Sabato 4 Luglio 2020 di Federico Vacalebre
Cristiano Godano 2020

Mentre i suoi presunti colleghi cercano di centrare il tormentino dell'estate del nostro scontento e misurano la propria credibilità in base ai video su Tik Tok, Cristiano Godano ha sfornato il suo primo album solista, una decina di ballate depresse ma non depressive, coheniane nell'uso delle voci femminili, a tratti cashiane, lontane dai Marlene Kuntz, che non molla, anzi è pronto a ritrovare «forti anche del tempo passato dalle ultime cose fatte insieme».

«Mi ero perso il cuore», dice il titolo del disco pubblicato dalla Ala Bianca, «senza sapere quando o dove», spiega lui, «come una constatazione evidente di quanto io, ma in fondo tutti noi, lasciamo che sia la razionalità a vincere sull'emotività. In me il primato del cervello era diventato un loop, un assillo, così ho capito che mi serviva far uscire emozioni primordiali, non filtrate». Folk, blues, country, «ma più senza tempo che vintage, suoni adatti a questo post-lockdown che ha bisogno di delicatezza e poesia».

Uno spogliarello emozionale? «Il coraggio della paura, di mettersi a nudo», con titoli come «Lamento del depresso» («Mi hai lasciato solo e indegno/ di parole affabili/ con la vacuità di un contegno/ di innominabile viltà»), confessioni di impotenza («Debole (io mi sento debole)/ Fragile (io mi sento fragile)/ dietro le parole/ oltre le parole»), un complicato rapporto tra «Padre e figlio» («Ci urliamo in faccia la pornografia/ di una rabbia denudata e acida») che poi si specchia in quello tra «Figlio e padre» («E intanto ho paura./ Tanta da non riuscire a vivere./ Molta paura./ E so che mi devo comprendere/ per essere consapevole/ e non stare a pensare a lei»).

Chitarre che accompagnano parole pietre, di cuore, ma non solo, adatte a chi sta impazzendo per il nuovo Bob Dylan, per il nuovo-vecchio Neil Young: «C'è spazio per chi vuol dire, per chi vuol dare, non si vive di sola apparenza, di marketing, di pose. In quel campo la mia generazione è tagliata fuori, per fortuna che ci sono quei supervecchietti a mostrare che un'altra canzone è ancora possibile».

La «bestia dentro di noi» è, in fondo, la protagonista di un concept album, come «la crepa che ci separerà», il «Panico», la menzogna della mente. Dylan viene citato esplicitamente in «Come è possibile» con un accenno a «Blowin' in the wind», «perché la risposta soffia ancora nel vento», come «il cielo stellato dentro di noi, che, mi dispiace per Kant, non è sempre più blu, come la legge morale che non troviamo dentro di noi».

Un paio di brani più rumorosamente rock riportano Cristiano sulla strada dei Marlene Kuntz, come una promessa, come una minaccia, ma nel disco lo spalleggiano ottimamente Gianni Maroccolo e Luca Rossi (Ustmamò), coproduttori, oltre che suonatori, con Simone Filippi.

Ps. Mi sa che ho trovato un disco da votare per le Targhe Tenco 20/21.

Ps. bis. Godano sarà il 26 luglio a Villa Campolieto, Ercolano, per un recital diviso con il poeta Davide Rondoni nell'ambito del «Festival delle Ville Vesuviane». 

Ultimo aggiornamento: 10:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA