Stare sul palco per noi napoletani
è quasi una questione di genetica

Enzo Avitabile e Peppe Servillo
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di Enzo Avitabile

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C'è una sintonia misteriosa tra me e Peppe Servillo sul palco dell'Ariston, ci giriamo e ci guardiamo negli occhi e uniamo i nostri canti come se fosse studiato nel minimo dettaglio, ma non è vero, capita per caso. Il mio straordinario compagno d'avventura, maestro anche di teatro, dice che è per la nostra genetica abitudine a stare in scena.
Forse ha ragione, di sicuro, anche se a notte fonda, ieri sera siamo scesi dall'Ariston più che soddisfatti della nostra performance. Che la canzone fosse forte lo sapevamo, ma probabilmente la nostra interpretazione ha fatto la differenza. E, appena finito di cantare, quando abbiamo ripreso in mano i nostri telefonini, è iniziata un'overdose di messaggini, telefonate, chat... Da Toni Servillo ai miei amici rapper, dai nostri compagni di lavoro alla gente della mia Marianella dove mi hanno persino dedicato un flashmob, tutti sembravano aver gradito il progetto, l'idea di parlare per gli ultimi, da ultimi, senza arrogarsi il diritto di essere portavoce di nessuno, ma facendo da megafono alla lotta quotidiana di chi combatte nelle trincee di quelle che non mi piace chiamare periferie: sono le città non frontali, quelle meno illuminate, meno cantate.
Oggi ci riposiamo, se così si può chiamare questo tourbillon di interviste, apparizioni televisive, puntate radionofoniche... Torniamo in gara domani, sembra a un orario meno notturno, staremo a vedere. 
Mercoledì 7 Febbraio 2018, 12:31 - Ultimo aggiornamento: 07-02-2018 12:37
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