E all'improvviso ecco che Victor Osimhen torna a essere una creatura fortemente imperfetta: gioca perché deve conquistare la corona di re dei gol in Italia ma proprio per questo la sua gara con il Monza è un insieme di scatti elettrici, di momenti in cui si è depresso e si è galvanizzato con la medesima rapidità. Victor è la stella del Napoli, basta sentire l'ovazione del pubblico: ma nessuno più di lui sa essere lentissimo e guizzante nello spazio di qualche minuto, sfiduciato o esaltato da se stesso e dagli eventi. Il problema di fondo restano gli errori, i palloni concessi con assoluta regolarità a ogni avversario e il fatto che pensi sempre e solo a come puntare la porta e fare gol. Ha tirato verso la porta di Di Gregorio quattro volte, ma parlare di occasioni è una grande forzatura. La testa è forse già altrove. A quello che sarà. Perché arriva l'estate e con l'estate le voci che fino ad adesso erano solo sussurri stanno per tramutarsi in incontri.
In certi istanti, sembra essere una specie di Cristiano Ronaldo. C'è solo lui e basta. Sembra essere tornato alle origini, ai tempi di Gattuso quando per ogni pallone che non arrivava era una lamentela. Eppure con Spalletti è diventato «uomo» nel senso che ha capito cosa significa far parte di una squadra. I gol in campionato sono 23 e dopo quelli con l'Udinese e la Fiorentina aveva tanta voglia di continuare. D'altronde, tutti hanno fatto il turnover tranne lui (e Lobotka). Persino Di Lorenzo si è fermato (e sono stati dolori). Lui è stato chiaro con quelli che attendono il momento ovvero Raspadori e Simeone. Sembra un dannato, vuole diventare capocannoniere, Spalletti glielo ha giurato che ci riuscirà. E vicinissimo a questo doblete, scudetto e capocannoniere: l'ultima accoppiata è riuscita a Ibrahimovic, 15 anni fa. È alla disperata caccia di uno spunto che gli possa consentire di segnare, contro il Monza. Spalletti gli urla: «Attacca Marlon» ma lui va dove gli pare, in perfetta anarchia. Come se fosse tornato al passato. Proprio adesso che il futuro è davvero vicino. Ma Osi è precipitato nella partita come un'apparizione, o forse una manifestazione naturale, dopo il tremendo temporale di vento che ha rovesciato onde di pioggia sulla città prima del match (e poi anche dopo). Dopo partite così deludenti, e lui è il primo a saperlo, ci mette l'orgoglio che fa da detonatore ai muscoli, alla testa, ai piedi. Le sue reazioni sono direttamente proporzionali all'offesa sportiva patita. L'Inter è avvertita.
Ieri pomeriggio c'erano due osservatori del Chelsea per vederlo da vicino. Non ne sono rimasti impressionati, non hanno scelto la giornata giusta. O meglio, difficile pensare che quello scatenato ma sgraziato attaccante con la maglia bianca, possa davvero valere 150 milioni di euro. Ma l'asta è iniziata, gli intermediari sono in azione. Gli stessi che hanno convinto Kim ad accettare il Manchester United (questione davvero di dettagli), sono all'opera per portare un altro pezzo di serie A in Premier League. Il Manchester United è in pole, ha iniziato a trattare con De Laurentiis già ad agosto. Occhio al Newcastle e adesso pure al Chelsea. Senza dimenticare il Psg, visti gli straordinari rapporti personali tra il patron azzurro e Nasser Al-Khelaifi (a cui ha venduto Cavani, Lavezzi e Fabian). Al calciatore, è stato spiegato che lì, nel campionato più bello del mondo, guadagnerà il triplo di quello che prende qui. E il Napoli, nessuno si illuda, potrà rilanciare: non ci sono margini per un rinnovo, perché De Laurentiis non intende far salire il tetto di ingaggio. Anche se mancano due anni alla fine del contratto, è questa l'estate della svolta. Se arriva la proposta indecente, il Napoli vende. Se non arriva, Osimhen resta ancora qui. Ma senza aumento dello stipendio. Tutto chiaro a tutti. Senza equivoci.
Profilo Abbonamenti Interessi e notifiche Newsletter Utilità Contattaci
Logout