Progetto Semina, la zootecnia
si fa moderna in Alta Irpinia

Progetto Semina, la zootecnia si fa moderna in Alta Irpinia
Giovedì 11 Marzo 2021, 19:37
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Tradizione e innovazione. La zootecnia si fa moderna, senza abbandonare le radici. Si parte dall’Alta Irpinia, con un progetto apripista chiamato “Semina”. Si tratta della nuova iniziativa promossa dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno insieme all’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Avellino, al Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, al Centro di ricerca zootecnica e acquacoltura-sede di Potenza, ai 25 comuni dell’Alta Irpinia e ad alcune aziende del territorio, nell’ambito del progetto Azai - Azione Zootecnia Alta Irpinia.

«Il rilancio della zootecnia rappresenta un volano di sviluppo per le aree interne - dice Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno - Le nostre piccole produzioni locali, veri giacimenti di qualità e di salubrità, rappresentano una prospettiva economica per il futuro. Ambiente sano, produzioni di qualità e la nostra biodiversità sono il capitale su cui investire per dare prospettive alle nuove generazioni».

“Semina” coinvolge l’area pilota dell’Alta-Irpina e, tramite una serie di eventi di animazione, conferenze, round tables, seminari di divulgazione scientifica e altre iniziative correlate, punta alla formazione di una rinnovata coscienza tra i produttori della filiera zootecnica e agroalimentare, proponendo loro nuovi modelli di gestione e un know-how all’avanguardia che possa renderli competitivi sul mercato nazionale, donando loro maggiore visibilità e una reale possibilità di avanzamento nel settore di riferimento. Si punta, inoltre, a incentivare forme di cooperazione tra pubblico e privato per la promozione, nel futuro prossimo, di circoli virtuosi di produzione, vendita e consumo. La finalità è quella di incoraggiare gli attori di filiera a costruire un network in grado di valorizzare le specificità del territorio e a conseguire una verticalizzazione delle capacità e delle peculiarità di ciascun produttore. A ciò, si aggiunge l’esigenza di avviare un processo di trasformazione che permetta di coniugare le esigenze di biosicurezza e normative europee con la salvaguardia dell’identità locale e dell’unicità del prodotto.

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