Brucellosi bufalina, il caso a Bruxelles: stop mattanza, Campania segua norme Ue

All’incontro era presente anche Carlos Martin Ovilo, direzione generale Agricoltura

Gli allevatori a Bruxelles
Gli allevatori a Bruxelles
Giovedì 8 Dicembre 2022, 09:39 - Ultimo agg. 18:46
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La mozzarella, l'oro bianco di Terra di Lavoro, l' eccellenza dell'intera regione e la filiera agricola bufalina non devono scomparire. Seguendo questo totem, si sono svolti i lavori del convegno dal titolo «Salvare il patrimonio bufalino Mediterraneo: una questione europea» che si è tenuto nella sede del parlamento Europeo a Bruxelles, ieri. «Il Patrimonio bufalino Mediterraneo è un’eccellenza che abbiamo il dovere di tutelare. Non possiamo più assistere, inermi, a una vera e propria mattanza che si sta consumando in Campania negli ultimi anni durante i quali, per ‘sospetta’ brucellosi o tubercolosi, sono stati abbattuti oltre 140mila capi bufalini, risultati successivamente sani dalle analisi post mortem. Le conseguenze sono state catastrofiche: ben 300 aziende sono state costrette a chiudere i battenti e oltre 5mila persone hanno perso il proprio posto di lavoro. Senza calcolare il riverbero sulle industrie casearie locali, tra le principali produttrici di mozzarella di bufala IGP, uno dei prodotti di punta e di eccellenza del Made in Italy». Così l’europarlamentare del Gruppo Greens/Efa Piernicola Pedicini, nell’aprire il vertice con delegati esperti, parlamentari italiani e oltre 50 allevatori provenienti da tutta Italia. «Con una delegazione di imprenditori del comparto, attraverso il confronto con esperti del settore, vogliamo individuare una sintesi tra le norme europee e la loro interpretazione restrittiva in Campania - ha spiegato Pedicini - sentiamo il dovere di agire con ogni iniziativa possibile - ha sottolineato Pedicini - per salvaguardare e rilanciare un comparto produttivo che rappresenta un volano fondamentale per l’economia del Mezzogiorno e del Paese». Nel corso dell’incontro è stato illustrato il contenuto di una Petizione Europea depositata in Commissione Peti. 

«Dobbiamo prendere atto di un dato inconfutabile - ha dichiarato Gianni Fabbris, portavoce del Coordinamento in Difesa del Patrimonio Bufalino e Presidente Onorario di Altragricoltura -, ovvero che il piano di eradicazione della Regione Campania ha riportato la brucellosi a quasi 18%. Dunque, siamo di fronte al fallimento dell’obiettivo di risolvere il problema in provincia di Caserta. Va precisato che noi non siamo contro gli abbattimenti, ma siamo del parere che bisogna abbattere solo gli animali realmente ammalati. Purtroppo i dati ci dicono che a fronte di 100 animali abbattuti, il riscontro di brucella è dell’1,4 per cento, mentre è al di sotto dell’1% per la Tbc. Oggi siamo qui per chiedere l’attenzione del Parlamento europeo e della Commissione europea che le direttive comunitarie non vengono applicate dalla Regione Campania o che vengono applicate in maniera interpretativa e fantasiosa, soprattutto oggi che lo stesso Consiglio regionale ha riconosciuto il fallimento del piano regionale. Chiediamo una grande attenzione verso un problema che coinvolge il territorio di tutta l’Italia meridionale, che nella provincia di Caserta ha un’incidenza drammatica e che potrebbe provocare danni ancora peggiori».  

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«Il problema - ha aggiunto professor Vincenzo Caporale, consulente dell’Osservatorio Bufala Mediterranea del Centro di Documentazione per la Sovranità Alimentare e l’Agroecologia - va affrontato cominciando ad applicare non solo alla lettera, ma anche nella sostanza le direttive europee e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Animali. La Regione Campania ha invece operato con misure aggiuntive e distorsive dei regolamenti europei. Va innanzitutto riconosciuta in capo agli allevatori la responsabilità della salute dei loro animali e della tracciabilità del latte, introducendo un regime di autocontrollo secondo il quale le responsabilità sono degli operatori. Alle autorità spetta solo il compito di vigilare perché sia rispettato il dettato dell’Unione Europea. I piani devono essere dedicati esclusivamente alla prevenzione, che spetta ai servizi veterinari. E solo nel caso in cui la prevenzione fallisse, si potrà intervenire con l’abbattimento degli animali infetti».  

All’incontro erano presenti Carlos Martin Ovilo, Direzione Generale Agricoltura – Unità Prodotti Animali Potential Economic Implication, Laszlo Kuster, dell’Unità di salute degli animali Direzione Generale Sanità, e due parlamentari italiani, il senatore Luigi Nave e il deputato Alessandro Caramiello. 

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