Lockdown a Napoli, attore recitava davanti al teatro chiuso: «Costretto a fermarmi»

Martedì 9 Marzo 2021 di Gennaro Morra
Peppe Villa mentre recita fuori al Teatro Diana al Vomero

Da ieri la Campania è di nuovo zona rossa e, a un anno dal primo Dpcm dell’allora Governo Conte, la regione torna a vivere un altro lockdown. In realtà ci sono intere categorie che da quel primo stop imposto nel marzo 2020 non sono mai più ripartite. È il caso dei lavoratori dello spettacolo, che negli ultimi 12 mesi, con teatri e palazzetti chiusi e i divieti di assembramento in strada, hanno visto ridotta ai minimi termini le possibilità di guadagno. E anche i ristori, nei pochi casi in cui sono arrivati, non sono riusciti ad arginare il deficit.

Così, qualcuno s’è visto costretto a trovare un altro tipo d’impiego, altri il lavoro se lo sono dovuti inventare. Come Peppe Villa, attore teatrale da quasi 20 anni, che, vistosi alle strette, negli ultimi mesi si era messo a recitare davanti a uno dei tanti teatri napoletani tenuti chiusi dalle disposizioni anti-Covid: «L’ho fatto per necessità, per portare qualche soldo a casa e fare la spesa, ma la mia era anche un’azione politica – precisa –. Volevo dimostrare che c'è ancora bisogno di arte, teatro e cultura, malgrado una pandemia che è diventata una guerra». Per questo il 55enne dalla fine di gennaio saltuariamente “metteva in scena” il suo spettacolo nello spazio antistante il teatro Diana: «Sono del Vomero, perciò ho scelto proprio quel posto – spiega –. Mi piazzavo là col mio leggio e cercavo di incuriosire i passanti con brani di Eduardo o di Shakespeare, tradotto in napoletano da me. Oppure poesie e favolette per bambini. Tutte cose veloci che non richiedono molta concentrazione da parte del pubblico, difficile da trovare quando si è distratti dai rumori della strada».

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Uno spettacolo dal titolo emblematico, Mi hanno chiuso fuori al teatro, dove il pubblico paga il “biglietto” solo se ha apprezzato la performance: «Il titolo è ironico, ma rispecchia il paradosso dei tempi che viviamo – spiega ancora Villa –. La mia è un’azione teatrale che inizia quando monto il leggio e termina quando richiudo il mio zaino. E invito le persone a mettere un contributo volontario nel cappello solo se le vedo applaudire». Ma la gente può interagire con questo “attore di strada” anche da remoto: «Ho creato un sito web, dove gli utenti possono scegliere i pezzi che vogliono che reciti attraverso un menu, costruendo la scaletta dello spettacolo. E ogni riferimento ai ristoranti, che in qualche modo sono sempre rimasti aperti, diversamente dai teatri, non è affatto casuale».

Ma ora che è scattata di nuovo la zona rossa, Peppe è costretto a chiudere anche il suo personale “teatro di strada”: «Il Covid fa paura, come anche un’eventuale multa, che non saprei proprio come pagare – ammette –. Perciò sono stato costretto a fermarmi e non so ora come farò. Mi resta solo la possibilità di continuare a tenere i corsi on line, essendo anche un insegnante di recitazione, ma con quelli non si riesce ad andare avanti. L’unica speranza è che riaprano i teatri e riprendano gli spettacoli, i laboratori e tutto quello che gira intorno a questo mondo».

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