Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Truffa, aste truccate e corruzione elettorale: 10 arresti nel leccese, c'è anche il sindaco di Otranto. Tutti i nomi

Lunedì 12 Settembre 2022
Truffa, aste truccate e corruzione elettorale: 10 arresti nel leccese, c'è anche il sindaco di Otranto

Truffa e turbativa d'asta: 10 arresti nel leccese. Tra questi anche il sindaco di Otranto Pierpaolo Cariddi e l'ex sindaco di Otranto Luciano Cariddi. Colpito il settore del turismo del territorio di Otranto, in provincia di Lecce. I militari della Guardia di Finanza e i carabinieri del comando provinciale di Lecce hanno eseguito stamane dieci ordinanze di custodia cautelare - due in carcere e le altre ai domiciliari - e sequestri di strutture del settore turistico.

I nomi

Carcere per il sindaco Pierpaolo Cariddi, 56 anni, eletto a giugno per la seconda volta di seguito, sospeso dalla carica dopo il provvedimento di divieto di dimora nel Comune di Otranto emesso nel corso dell'inchiesta che contesta all'ex assessore regionale Totò Ruggeri, (indagato nell'inchiesta del blitz di oggi) l'ipotesi di reato di corruzione ed anche di falso in concorso con Cariddi ed altri. Lunedì scorso, inoltre, Pierpaolo Cariddi è stato condannato a 3 anni e 9 mesi di reclusione nel processo di primo grado sulla realizzazione dello stabilimento balneare Twiga: abuso di ufficio e falso, le accuse. Carcere anche per il fratello Luciano Cariddi, 54 anni, sindaco ad Otranto fino al 2017, prima di passare la mano al fratello Pierpaolo. 

Domiciliari: per l'ingegnere Roberto Aloisio, 50 anni, di Maglie, componente dell'Ufficio Tecnico comunale; Giuseppe Tondo, 69 anni, di Otranto, geometra, ex componente dell'Ufficio Tecnico; Marco Maggio, 40 anni, di Cannole; per l'imprenditore dei supermercati Salvatore Giannetta, 63 anni, di Minervino; per il presidente di Federalberghi Raffaele De Santis, 76 anni anni, di Otranto, condannato nel processo Twiga a 3 anni e 3 mesi; per l'imprenditore Roberto De Santis, 64 anni, originario di Martano, con residenza a Maglie; per l'ingegnere Emanuele Maggiulli, 56 anni, di Muro Leccese, condannato martedì scorso a 4 anni di reclusione sia nel processo Twiga che Dolce Riva; e per l'imprenditore Luigi Bleve, 61 anni, di Otranto, nuovo gestore del Country Club.

 

L'operazione delle forze dell'ordine

Ci sono imprenditori e politici di primo piano della provincia di Lecce tra le persone coinvolte nell'inchiesta condotta dai carabinieri e dalla guardia di finanza insieme a funzionari della polizia provinciale, che ha portato questa mattina all'esecuzione di 10 provvedimenti cautelari, due in carcere e otto ai domiciliari.

Il reato contestato - nelle diversificate vesti di amministratori, funzionari pubblici, imprenditori e liberi professionisti - è di associazione per delinquere finalizzata al compimento di plurimi delitti contro la Pubblica Amministrazione, la fede pubblica e l’amministrazione della giustizia, oltre che in materia di corruzione elettorale, per atti contrari ai doveri d’ufficio, frode in processo penale e depistaggio, turbata libertà degli incanti, truffa ai danni dello Stato e della Comunità Europea ed altro.

L'indagine

L’indagine origina nel dicembre del 2017, allorquando alcune condotte poste in essere dalla compagine amministrativa di un comune salentino sono rimesse all’attenzione del Nucleo Investigativo dell’Arma leccese e, quindi, al vaglio della locale Procura. Dagli sviluppi delle indagini, condotte solo in una fase successiva anche dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Lecce e dalla Compagnia Guardia di Finanza di Otranto, fino alla primavera del 2022, emergerebbe un modus operandi dell’apparato pubblico ispirato, oltre che all’arricchimento personale, ad assicurarsi bacini di consenso elettorale attraverso una gestione personalistica di presidi di potere a livello sia locale sia a regionale. Complessivamente 60 gli indagati, raggiunti alle prime luci dell’alba da provvedimenti giudiziari spazianti dalla notifica di informazioni di garanzia fino all’applicazione di misure restrittive della libertà personale e cautelari di natura reale.

Sotto quest’ultimo fronte, significativo è il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di strutture turistico - ricettive, stabilimenti balneari, aziende agrituristiche, diverse unità immobiliari e numerose somme di denaro, per un valore stimato di diversi milioni di euro, illecitamente autorizzati o realizzati in violazione delle norme in materia edilizia e paesaggistica.

Nelle tacciate dinamiche si anniderebbe, in estrema sintesi, un consolidato sistema associativo di natura corruttiva politico - imprenditoriale, che da tempo avrebbe pervaso una determinata amministrazione comunale, coinvolgendone amministratori e funzionari “troppo vicini” ad alcuni imprenditori con interessi economici in quel centro, coltivati attraverso artefatte aggiudicazioni di appalti e rilasci di concessioni comunali offrendo utilità di diversa natura, finanche ad assicurare un “bacino di voti” per il sostegno elettorale ricevuto da alcuni degli indagati, nonché vantaggi economico - patrimoniali per i restanti.

Grazie all'acquisizione di documenti e rilievi tecnici la magistratura è riuscita ad effettuare accertamenti in materia edilizia e paesaggistico-ambientale, condotti dalla Polizia Provinciale.

L’azione di servizio, svolta in stretta sinergia con l’Autorità Giudiziaria, testimonia il perdurante impegno dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza a presidio della sicurezza del Paese e nel contrasto delle condotte che impattano sul regolare e trasparente funzionamento della Pubblica Amministrazione.

 

Ultimo aggiornamento: 14:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA