Il «miracolo» del cornetto più caro al mondo: doni per i pazienti del Santobono Pausilipon

Il «miracolo» del cornetto più caro al mondo: doni per i pazienti del Santobono Pausilipon
Mercoledì 26 Ottobre 2022, 13:25
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Il costo del dolce è di 25 euro, ma c'è un nobile intento nascosto nella spiegazione della ragione.

È stato sulla bocca di tutti, condiviso e commentato migliaia di volte sui social network. Il cornetto più caro al mondo ha scatenato la curiosità di chi leggeva il prezzo. A idearlo è stato il pastry chef Rocco Cannavino, in arte “Zio Rocco”. È stato chiamato, in onore del patrono di Napoli San Gennaro, “O’ miraculo”.

Dietro al nome si nascondeva un vero e proprio “miracolo”: regalare un sorriso ai bambini in difficoltà. Con i proventi della vendita, sono stati acquistati giocattoli per il reparto oncologico dell’ospedale Santobono Pausilipon.

Il momento è stato documentato dalla telecamera di Andrea Rossi, tra le Iene di Mediaset, e ideatore del seguitissimo canale “Alici come prima”. Nell’indagare sul perché del prezzo elevato, giustificato comunque dalla qualità degli ingredienti, dalla complessità della lavorazione e dal packaging, ha scoperto il nobile intento.

Per poter assaggiare “O’ miraculo” e perorare la causa bisogna attendere il prossimo 19 settembre, quando, nei Lab Store Zio Rocco a Napoli (vico Polveriera 27) e a Pomigliano d’Arco (via Roma 161), verrà messo di nuovo in produzione.

Il dolce omaggio si compone di sfoglia ischitana al cioccolato fondente criollo 80% unita ad un impasto brioche al succo di lamponi selvatici, contiene un cuore di crema al latte di bufala e vaniglia del Madagascar, farcito di ragù corposo di lamponi selvatici al pepe rosa e 5 grammi di composta di pellecchiella del Vesuvio. In superficie polvere di pura liquirizia calabra e, a completare, foglioline e scaglie d'oro puro 24kt.

Il tutto consegnato in una riproduzione della famosa teca del tesoro di San Gennaro, che è stata realizzata interamente a mano dall’artigiano Salvatore Imbimbo dell’azienda Starpack.

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